rapporto europol

Israele, il terrorismo rosso anti-ebraico ha il suo epicentro operativo in Italia

Francesca Musacchio

L’Italia concentra quasi tutti gli attentati anarchici europei. Nel 2025, undici dei dodici attacchi di matrice anarchica o di estrema sinistra censiti nell’intera Ue sono avvenuti in Italia. Dieci sono stati portati a termine, uno è fallito. Il dodicesimo è avvenuto in Grecia. Ma il primato italiano non è soltanto numerico. Nel rapporto Europol pubblicato a luglio, sette rivendicazioni su dieci contenevano riferimenti antisemiti, anti-israeliani o antisionisti e Gaza emerge come fattore di mobilitazione dell’estremismo rosso. Il dato sulle rivendicazioni è europeo, ma la geografia degli attentati è quasi interamente italiana: il terrorismo rosso anti-Israele ha trovato nel nostro Paese il suo epicentro operativo. Il 26 agosto gli Stati Uniti hanno inserito nella lista antiterrorismo Autistici/Inventati, collettivo digitale italiano accusato dal Tesoro americano di fornire architetture e servizi a cellule Antifa e ad altri estremisti violenti di sinistra. I due documenti non dimostrano una regia unica né una catena di comando. Incrociati, però, illuminano due lati dello stesso problema: Europol registra la violenza materiale; il Tesoro americano colpisce l’ambiente tecnologico che, secondo Washington, permette all’estremismo di comunicare e sottrarsi alla rimozione. È la saldatura funzionale tra la bottiglia incendiaria e il server, fra l’azione clandestina e la sua sopravvivenza digitale.

 

 

Europol osserva che queste reti attraversano i confini e scambiano competenze operative. Nel 2025 alcuni Paesi hanno segnalato tattiche più dure e una crescente disponibilità a considerare le persone, non più soltanto le cose, obiettivi legittimi. Il detonatore è Gaza. Europol scrive che sette rivendicazioni su dieci contenevano espliciti riferimenti antisemiti, anti-israeliani o antisionisti. Il dato è europeo, non attribuibile a ogni attentato italiano. Ma sono italiane quasi tutte le azioni conteggiate, mentre aziende indicate come collegate a Israele diventano bersagli simbolici. Il caso più esplicito risale al 18 gennaio 2025. Un ordigno danneggia un edificio che ospita un’agenzia di viaggi. Sei giorni dopo arriva alla società un pacco con un proiettile e una lettera: trasportare merci e armi verso Israele, avvertono gli attentatori, sarà pure redditizio, ma è estremamente pericoloso. Ma la geografia dei bersagli è più larga. Il 31 marzo un ordigno viene disinnescato nel dipartimento di Criminologia dell’Università di Perugia. Il gruppo anarchico Kyriakos Xymitiris rivendica l’azione: voleva colpire un centro di formazione della futura intelligence nazionale. Il 18 dicembre due uomini mascherati incendiano tre auto della Guardia di finanza davanti alla caserma del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma. La firma arriva il 7 gennaio 2026 con un invito ad attaccare l’apparato militare e di controllo interno.

 

 

Il repertorio è rudimentale perché riproducibile. Sei attacchi sono incendiari. Gli esplosivi artigianali compaiono in tre azioni riuscite e in quella fallita. Altri due episodi producono danni limitati. Non ci sono vittime, perché gli obiettivi principali sono edifici e veicoli. Ma la contabilità dei morti non cancella la qualificazione terroristica: imprese, banche, università, telecomunicazioni, forze dell’ordine e carceri compongono una mappa di pressione contro lo Stato e contro chi commercia con Israele. L’economia degli attentati è minuta. Europol descrive azioni a basso costo finanziate con redditi personali, quote associative, donazioni, crowdfunding e vendita di prodotti. Messaggistica cifrata, posta sicura, piattaforme anonime e chat chiuse proteggono il coordinamento. In alcuni casi sarebbero stati usati illecitamente anche fondi pubblici destinati a fondazioni e associazioni legalmente attive nell’Ue.