Papa Leone, la prossima mossa: Parolin lascerà presto la Segreteria di Stato. Chi prenderà il suo posto
Sono ormai passati quindici mesi dall’elezione di Leone XIV al soglio di Pietro e il governo centrale della Chiesa è ancora quasi totalmente in mano a presuli e cardinali di nomina bergogliana. Fatta qualche dovuta eccezione, come lo spostamento del potentissimo Sostituto per gli Affari Generali, Mons. Edgar Peña Parra, a nuovo Nunzio in Italia e la nomina di un paio di prefetti già scaduti da tempo (tranne Paolo Ruffini alla Comunicazione, la cui rimozione è stata insolitamente annunciata con diversi mesi di anticipo rispetto al pensionamento previsto il prossimo 1° novembre), la curia romana è a tutt’oggi pressoché la stessa lasciata da Papa Francesco. Nelle ultime settimane, tuttavia, oltre le Sacre Mura sono tornate a circolare voci di possibili sostituzioni anche in altissimo loco.
Una su tutte, l’ipotesi che il pontefice possa cambiare a breve nientemeno che il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Diciamolo subito e senza troppi giri di parole: per quanto possibile, ovviamente, un evento del genere è difficilmente realizzabile anche per un sovrano assoluto come Leone XIV. Pietro Parolin, infatti, ha l'età delpontefice, li dividono pochi mesi: il numero due del Vaticano ha compiuto 71 anni lo scorso 17 gennaio. Com’è noto, l’età della pensione nel piccolo Stato al di là del Tevere scatta, per i cardinali i nunzi apostolici e i vescovi titolari di diocesi, al compimento dei 75 anni con possibilità di proroga papale fino a due anni. Tuttavia, ci sono stati casi sui quali ilpontefice ha derogato ulteriormente, sostituendo certi "ministri" addirittura all’approssimarsi degli ottant’anni, età che prevede la decadenza automatica da tutti gli incarichi ricoperti e la perdita del diritto di voto in Conclave per i porporati.
Nei mesi scorsi Il Tempo ha rivelato diversi retroscena sul Conclave che ha portato all’elezione di Prevost e sul passo indietroche avrebbe fatto, nella notte tra il 7 e l’8 maggio 2025, il candidato più accreditato alla successione di Bergoglio, Pietro Parolin. Mentre tutti gli altri organi d’informazione hanno scritto e avvalorato la tesi di un accordo stipulato nottetempo tra i sostenitori del segretariodi stato uscente (e rientrante) e quelli dell’allora prefetto per i Vescovi, questo quotidiano è stato l’unico in grado di rivelare che nell’ultimo scrutinio, quello che ha assegnato la tonaca bianca a Prevost, almeno venti dei sostenitori di Parolin hanno votato per il proprio candidato. Di queste dinamiche Leone è a conoscenza, ma, paradossalmente, anche se volesse liberarsi di colui che non ha rispettato i patti siglati a Santa Marta durante la clausura conclavaria, non saprebbe dove piazzarlo fino alla pensione che scatterà solo tra tre anni e mezzo; nemmeno il tempo di potergli assegnare un’arcidiocesi di prima importanza per un intero mandato.
Si è molto parlato di un (mal)celato desiderio dello stesso Parolin di tornare nel suo amato Veneto, magari come Patriarca di Venezia, ma l’attuale titolare, Mons. Francesco Moraglia - privato della porpora proprio da Bergogliodi anni ne ha 73: quale incarico potrebbe mai assegnargli il pontefice a due anni dalla pensione e senza insegne cardinalizie? Una via d’uscita ci sarebbe, e il Papa ci starebbe riflettendo: la nomina di Parolin a decano del Sacro Collegio.
Una carica che il Segretario di Stato aveva già in tasca a gennaio 2025, quando scadde il mandato del cardinale Re, ormai ultranovantenne. Come scrivemmo il 28 gennaio dello scorso anno, Bergoglio bloccò l’avvicendamento con l’intento d’impedire a Parolin lo stesso proscenio che ebbe Ratzinger come decano durante l’interregno e il Conclave del 2005. L’ipotesi più plausibile è che il Papa terrà Parolin per almeno altri dodici mesi, per poi scegliere il suo nuovo primo ministro trai nunzi apostolici a cui è personalmente affezionato. Non è peregrina l’ipotesi che il prossimo Segreterio di Stato possa essere colui che ha preso il posto di Peña Parra, ovvero Mons. Paolo Rudelli, appena richiamato a Roma dalla sede diplomatica in Colombia
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