vittime e carnefici

Presto, un alibi per Lavitola... Quella stranissima telefonata con Ranucci

Paolo Pandolfini

Sono quasi le quattro del mattino del 5 luglio scorso. Il giorno prima Valter Lavitola, che questa mattina sarà interrogato in carcere, ha saputo di essere indagato dalla Procura di Roma come mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Ha subito anche una perquisizione da parte dei carabinieri dove gli è stato sequestrato il cellulare. Sa già quale sia uno dei punti più delicati dell’inchiesta: il 15 settembre 2025, un mese prima dell'attento, il suo telefono e quello di Clesio Tavares Gomes sono stati localizzati a Torvaianica, nelle immediate vicinanze della casa di Ranucci.

 

A quell’ora, mentre con la compagna è a bordo della sua auto al cui interno è stata collocata una microspia, Lavitola riesce lo stesso a telefonare a Ranucci con un altro apparecchio. I due parlano a lungo. La conversazione è a tratti surreale. Il conduttore di Report, consapevole di essere vittima dell’attentato di cui l’amico è sospettato di essere il mandante, cerca di "aiutarlo" a trovare una spiegazione per quella presenza davanti casa.

È il passaggio più sorprendente dell’ordinanza con cui la gip Iole Moricca ha disposto l’arresto di Lavitola. Tale conversazione, infatti, ben descrive il rapporto tra i due e, soprattutto, il meccanismo che secondo la giudice avrebbe consentito a Lavitola di continuare a esercitare la propria influenza su Ranucci anche dopo la scoperta dell’indagine.

 

Lavitola vuole capire come giustificare quella trasferta del 15 settembre. Chiede alla compagna Natalia Potenza quando avesse affittato una casa a Torvaianica. Giugno, risponde lei.

A settembre, invece, era stata a Terracina. Ranucci prova allora a costruire una spiegazione: forse Lavitola era passato da Torvaianica andando a Terracina, perché un ponte crollato rendeva obbligatorio quel percorso.

Ma è lo stesso Lavitola a mostrare perplessità: la casa di Torvaianica era stata presa a giugno, mentre a settembre la destinazione era Terracina. Si cerca un’altra strada. Ranucci ricorda allora un pranzo a casa sua. Natalia Potenza conferma che all’inizio di settembre il compagno era andato a mangiare da Sigfrido. Ma anche questa ricostruzione presenta un problema: quel giorno Clesio Tavares Gomes non c’era e gli investigatori hanno localizzato i telefoni di entrambi davanti alla casa di Ranucci il 15 settembre.

Ranucci rilancia ancora. Ricorda un’altra occasione, una birra bevuta insieme ad un certo Giordano. Ma anche questa ipotesi non trova riscontro. La conversazione diventa così quasi una ricerca a due di una spiegazione plausibile. Solo che uno dei due, Lavitola, sa già esattamente cosa stanno cercando gli investigatori. L’altro, Ranucci, non sa ancora quale significato abbia realmente quella presenza.

Per capire perché quella telefonata sia così importante bisogna però tornare al settembre dell’anno precedente. Il 7 settembre 2025 Lavitola va per la prima volta a casa di Ranucci, a Torvaianica. Chat e celle telefoniche confermano l’incontro.

Otto giorni dopo torna nella stessa zona, ma questa volta insieme a Clesio Tavares, il collaboratore di fiducia fatto arrivare dalla Campania e appena rientrato dall’Africa. I telefoni di entrambi agganciano celle compatibili con la casa del giornalista. Restano in zona circa mezz’ora. Ranucci non è in casa. Non lo incontrano e non lo contattano. Per gli investigatori, dunque, non si tratta di una visita all’amico. Non regge nemmeno la spiegazione di un interesse immobiliare. La gip arriva così a una conclusione: il primo sopralluogo del 7 settembre avrebbe consentito a Lavitola di conoscere il luogo; quello del 15 settembre, compiuto insieme a Tavares, sarebbe servito a mostrare la casa al collaboratore.

 

Ma è quella telefonata delle quattro del mattino a dare alla vicenda una dimensione particolare. Ranucci, infatti, non solo non chiude il rapporto ma parla per due ore con l’uomo accusato di aver tentato di farlo saltare in aria e cerca persino di "aiutarlo" a spiegare perché fosse stato davanti casa sua con Clesio Tavares.

Per la gip, comunque, non è allo stato possibile dimostrare un accordo fra i due: Ranucci, il principe dei giornalisti d’inchiesta e idolo dei magistrati dell’Anm, sarebbe stato infatti vittima della manipolazione di Lavitola, favorita dal loro profondo rapporto personale. Il giornalista, in buona fede, avrebbe continuato a cercare una spiegazione diversa da quella investigativa, mentre Lavitola avrebbe avuto interesse a conservare il suo sostegno.