l'analisi di capezzone

Accanimento contro la polizia. Fakir, la sinistra non si scusa

Daniele Capezzone

Ci vorrebbe Pasolini. Ma non il Pasolini, già stracitato e perfino abusato, sui «poliziotti figli del popolo». Aveva ovviamente ragione lui a contrapporli agli studenti rossi, ai quali diceva profeticamente: «Avete l’occhio cattivo».

Quella generazione di protestatari rossi con l’occhio cattivo, sessantottini di andata e ritorno, l’abbiamo poi vista alla prova nei decenni successivi: in politica, nell’editoria, nella finanza, all’università. Prepotenti, illiberali, cinici: cattivi maestri da grandi, tanto quanto erano stati cattivi allievi da piccoli. Pasolini non aveva scagliato un anatema contro di loro a causa di un pregiudizio: semmai, li aveva capiti in anticipo, li aveva pre-visti, letteralmente visti prima.

 

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Ma non è questa la citazione di Pasolini da cui vorrei partire oggi. Mi è più utile una rasoiata con cui il poeta una volta infilzò un suo critico, che forse non meritava tanto feroce sarcasmo: «Sei così ipocrita che, come l’ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all’inferno e ti crederai in paradiso». Un’ipocrisia tale da negare tutto, perfino l’evidenza.

Ecco, non saprei fotografare meglio l’ipocrisia di chi, da sinistra, da domenica scorsa, senza ancora sapere nulla dei fatti di Bologna, si è messo a sparare a palle incatenate contro i poliziotti di Bologna, dopo la morte del marocchino Fakir. O (ipocrisia nell’ipocrisia) a consentire che altri lo facessero, senza nemmeno doversi sporcare le mani direttamente.

 

Riguardateli in sequenza: il sindaco irresponsabile che convoca una manifestazione (senza nemmeno formale preavviso alla Questura), fingendo di non sapere come sarebbe finita, e cioè tra fuochi, lanci di pietre e slogan sulla “polizia assassina”. Ecco i giornali di sinistra, immediatamente colpevolisti, o almeno non garantisti, verso gli uomini in divisa. Ecco le grandi firme subito a caccia del “George Floyd italiano”. Ecco i conduttori tv e i loro ospiti pronti al processo preventivo e in contumacia agli agenti. Ecco i capi e i sottocapi del campo largo, tutti pronti a far da avvocaticchi pro Lepore e da moralisti contro i poliziotti.

Adesso la strategia di questa variopinta comitiva è duplice. A momenti, quando troppi elementi li smentiscono, i compagni fischiettano e fanno i vaghi. Anzi ti guardano e dicono: ma qui nessuno ha mai attaccato le forze dell’ordine. Si chiedeva solo «verità e giustizia». Ah sì?

Ma poi, in altri momenti, ripassano alla controffensiva, com’è accaduto ieri, brandendo un video che mostra una chiazza di sangue sotto la testa di Fakir. Ora, qui a Il Tempo noi siamo persone serie, e quindi riteniamo che anche questo elemento, come ogni altro, debba essere valutato fino in fondo e con estrema attenzione. Ma senza tesi precostituite, e meno che mai in una logica di accanimento contro i poliziotti.

 

Prendete il legale di Fakir: l’altro giorno parlava e straparlava ad autopsia in corso; ieri ha sentenziato che la cocaina non c’entra; e poi ha aggiunto che il suo assistito è stato picchiato. Ora sarebbe il caso – a dir poco – di non prendere questa versione per oro colato. Guardando il video, si può trarre un’impressione esattamente contraria: e cioè che sia stato lo stesso Fakir, un po’ per divincolarsi e un po’ per mordere il poliziotto, a finire con la testa contro l’asfalto, inevitabilmente ferendosi.

E allora la nostra impressione è che in tanti dovrebbero chiedere scusa agli uomini in divisa. Certo, per carità, ci sarà da attendere l’esame tossicologico e quello anatomopatologico, cose che richiedono settimane. Ma la notizia che ieri solo tre giornali (Il Tempo e altri due) vi hanno fornito, e cioè la presenza di tracce di cocaina e l’assenza di fratture nel corpo di Fakir, fa segnare altri due clamorosi punti a favore dei poliziotti.

I quali - per quanto sappiamo - hanno agito con massima prudenza ed efficacia. Si sono comprati la bodycam (a spese proprie: pensate a che punto di autotutela debba giungere un agente nell’Italia del 2026). Sono stati chiamati dai cittadini allarmati dal marocchino che dava in escandescenze.

Hanno atteso diverse decine di minuti evitando il contatto corpo a corpo. Sono intervenuti solo quando Fakir stava causando una colluttazione con un’altra persona.

 

L’hanno bloccato come potevano e mentre lui era totalmente fuori controllo: basti pensare che uno degli agenti ha ricevuto una prognosi di ben 12 giorni per i morsi alle gambe che aveva subito dal marocchino. Ecco, provate voi a bloccare un tipo robusto e assolutamente alterato mentre quello vi procura tagli e ferite di ogni tipo. Mi pare ovvio che ci siano dei rischi (incluso quello, per Fakir, di battere la testa).

Per tutte queste ragioni, a sinistra farebbero bene a scusarsi e a vergognarsi. Ma non faranno né l’una né l’altra cosa. Ormai li conosciamo a memoria. Attenderanno il prossimo caso e ricominceranno a fare sciacallaggio. Sempre con il ditino alzato, da professori del nulla, da moralisti senza morale. Anche perché il loro accanimento è stato e continua a essere molto peggiore di una mancanza collettiva di onestà intellettuale. Si è trattato di un lucido calcolo politico. A sinistra, erano e sono persuasi di raccogliere voti e consenso così. Credono che il loro zoccolo duro voglia esattamente questo. E loro glielo forniscono, spregiudicatamente quanto cinicamente.
Ps Avete visto le scene in Val di Susa? Ieri in serata si contavano oltre 60 feriti tra le forze dell’ordine a causa della guerriglia No Tav. Finché ci sarà contiguità di politici di sinistra e amministratori locali con quella feccia, sarà bene che il campo largo resti politicamente radioattivo.