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Nicole Minetti, caso chiuso. Il Quirinale: nessun motivo per rivedere la grazia

Gianni Di Capua

Caso chiuso. Dopo le opportune verifiche sulla grazia a Nicole Minetti il Quirinale mette nero su bianco che "non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza" adottato. "L'Autorità giudiziaria competente -la Procura Generale presso la Corte d'Appello di Milano- ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti", si legge in una nota. "La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di Polizia italiani e dell'Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero. Il Presidente della Repubblica, che aveva chiesto pubblicamente al ministero della Giustizia -che ringrazia per avervi sollecitamente provveduto- di far disporre nuovi accertamenti, ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura". Lo sottolinea un comunicato diffuso dal Quirinale. "Si ricorda -per corretta e autentica informazione- che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica -puntualizza la nota- concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia".

 

La Procura generale aveva confermato che Minetti ha diritto alla grazia già concessa il 18 febbraio scorso dal presidente della Repubblica. Non ci sono stati i "festini a base di droga" di cui si è parlato, perché le dichiarazioni della massaggiatrice riguardo l'ex esponente di Forza Italia "risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti", ha scritto il procuratore generale di Milano Francesca Nanni al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Quirinale per "le rispettive attribuzioni".

 

"Attribuzioni" che il Cole ha comunicato oggi. "Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale - si legge ancora nella nota -  in ragione della presenza di dati sensibili -malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati- che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione". "Per offrire un preciso elemento di valutazione, nel mandato presidenziale in corso -conclude la nota- da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione".