difesa

Garlasco, la consulenza che scagiona Sempio: piede più largo dell'impronta "a pallini"

Valerio Castro

Andrea Sempio calza scarpe numero 44 e ha una larghezza della pianta che supera quella della suola a pallini impressa nel sangue della villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia) e l'impronta 33 non è attribuibile. Sono due dei punti che Armando Palmegiani, consulente dell'indagato per il delitto aggravato di Chiara Poggi, sottolinea. "La scarpa è un elemento a discarico di Sempio e la parte più interessante è che lo diciamo partendo dai dati forniti dalla Procura. Il punto non è la lunghezza, il punto non è la taglia 42-43 indicata dalla consulente Cristina Cattaneo, ma la larghezza della pianta di Sempio che differisce, e non di poco, da quella suola insanguinata" spiega l'ex poliziotto esperto della scena del crimine contattato dall'Adnkronos.

 

Al di là dei centimetri - che potrebbe essere risolto anche in questo caso con un incidente probatorio -, Sempio "indossa il 44 come scarpa" sottolinea Palmegiani che ribasisce che il 37enne "non entrerebbe mai in quella scarpa", ossia in quella suola identificata nei processi contro Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, in una scarpa marca Frau numero 42.

Inoltre, la consulenza difensiva sull'impronta 33 trovata sul muro delle scale, non distante dal corpo della ventiseienne, riporta che questa "non è identificabile", cioè non è attribuibile a nessuno, inoltre la posizione e l'altezza indicate dai consulenti della procura e ricostruite con la grafica 3D sono "incongruenti" a dire di Palmegiani.

 

Oltre alla 5 consulenze tecniche la difesa di Andrea Sempio deposita in Procura a Pavia una "memoria con allegati" che servirà a "contestualizzare" gli audio e i "soliloqui di Andrea Sempio" intercettati in auto e a renderli "spiegabili". "Non contenevano nessuna novità - affermano i difensori del 38enne, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia - rispetto ai commenti degli utenti dei podcast e delle trasmissioni" e "non hanno dunque alcuna natura confessoria".

Insomma una risposta a 360 gradi alle accuse della Procura convinta che a uccidere Chiara Poggi non è stato Alberto Stasi ma il nuovo indagato.