l'inchiesta

Caso Orlandi, il punto sull'inchiesta e la pista che parte dal viaggio di Wojtyla in Polonia

Valerio Castro

"Sul tema della Banda della Magliana, a mio avviso, i nodi non sono ancora sciolti. Appare evidente che difficilmente possa esserci un coinvolgimento di quella che potremmo definire nel suo insieme banda della Magliana perché una persona autorevole come l'ex magistrato Lupacchini, che ha dato un contributo fondamentale allo smantellamento di quella organizzazione criminale, non ha mai sentito da nessuno dei protagonisti di quel mondo alcun riferimento alla vicenda Orlandi e questo sicuramente ha una rilevanza". Lo afferma all'Adnkronos il senatore Andrea De Priamo, ex presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, pochi giorni dopo aver passato il testimone al neopresidente eletto Fabio Roscani. "Tuttavia, ad oggi, ritengo che non si possa invece escludere un ruolo di De Pedis e di qualche suo sodale, come una sorta di 'agenzia' che potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda, nel rapimento o in qualche iniziativa che possa aver riguardato la sua scomparsa", continua.

"I carabinieri del Ros, che collaborano con la Commissione, hanno fatto un lavoro preziosissimo che ci ha condotto ad un luogo - 'Il montaggio delle attrazioni' - che Emanuela cita in un suo appunto di un mese prima circa di sparire. Era fondamentalmente un cineforum sul quale non c'è una sola persona, né della famiglia né della classe né delle amicizie personali, che abbia potuto riferire nulla. Resta quindi un punto interrogativo, che si unirà ai tanti altri su questa vicenda". De Priamo precisa che l'organismo parlamentare al momento "non ha trovato alcun riscontro al fatto che Emanuela sia andata in quel cineforum, ma nemmeno a un'iniziativa per andarci con la scuola".

"Più in generale emerge un mondo legato al cinema di serie B, in alcuni casi anche pornografico, che in quegli anni esercitava una sorta di reclutamento, anche attraverso forme di adescamento, che in qualche modo hanno interessato anche gli ambienti della scuola Ludovica da Victoria. Tuttavia, ad oggi manca un collegamento concreto tra questo mondo ed Emanuela, checché se ne dica o checché ne dicano alcuni colleghi", continua il senatore. 

Riguardo alla figura del misterioso 'Felix' al centro di diverse audizioni sul mondo dei cosiddetti 'cinematografari", "questa è una pista molto cara al vicepresidente della Commissione (Roberto Morassut ndr) e, nell'ottica del rispetto e del lavoro plurale, l'abbiamo approfondita. Ad oggi di Felix Welner si sono perse le tracce in quanto pare che, negli ultimi anni, vivesse come un barbone. È un lavoro da continuare, ma ad oggi non ci sono riscontri di collegamenti tra Felix Welner e la scomparsa di Emanuela: è vero che lui avesse avvicinato la sorella Federica, ma proprio per questo fu oggetto di attenzione dal giudice Sica e poi ritenuto estraneo alla vicenda", afferma all'Adnkronos De Priamo, "Abbiamo riscontro del fatto che questo soggetto, come altri, svolgesse un'azione di adescamento in generale", conclude.

"Come ho avuto modo di dire anche a Pietro Orlandi, che stimo perché si batte per la verità e la giustizia con grande determinazione, il dovere della Commissione è quello di affrontare tutte le piste che abbiano una credibilità. Lo abbiamo fatto e immagino continueremo a farlo anche sulla pista amical-familiare", continua l'ex presidente della Commissione parlamentare di inchiesta, sottolineando tuttavia di avere personalmente su questa pista alcuni "dubbi". "Un coinvolgimento di Meneguzzi (lo zio di Emanuela ndr) significherebbe che di fatto tutta la vicenda Avon non è mai esistita e quindi non si capirebbero le testimonianze del vigile e del poliziotto che hanno visto Emanuela davanti al Senato con l'uomo 'Avon'. E non si spiegherebbe neppure perché Emanuela in precedenza sarebbe stata seguita, come accertato - conclude - Ci sono delle evidenti incongruenze tuttavia ci sono anche degli elementi suggestivi, a mio avviso, legati anche ai rapporti tra Meneguzzi e il suo superiore Peruzy, all'epoca alto funzionario della Camera ed oggi deceduto, che indipendentemente dalla vicenda Orlandi, a mio avviso andrebbero approfonditi".

"Se dovessi dare una percentuale, direi che al 70% i due casi (di Emanuela e di Mirella ndr) sono separati, al 30% potrebbero essere collegati. In questi mesi, forse, potremmo portare questa percentuale ad un 100%", afferma il senatore che sul passaggio di  testimone al neopresidente eletto commenta: "Un uomo delle istituzioni deve accogliere la chiamata delle istituzioni quando arriva. Ovviamente mi è dispiaciuto lasciare la presidenza, ma sono convinto che non ci sarà nessuna discontinuità ferma restando ovviamente l'autonomia e la libertà del nuovo presidente di fare le sue scelte. Ho piena fiducia in Fabio Roscani, non solo perché l'ho letteralmente visto crescere sia politicamente che umanamente, ma perché è una persona di grande rettitudine morale e potrà fare un ottimo lavoro". 

Tornando alle ipotesi investigative, "ci sono almeno tre ragazze dell'epoca della scuola di musica Ludovica da Victoria che, a mio avviso, erano al corrente della persona che aveva avviato, magari inconsapevolmente, Emanuela a subire l'inganno alla base della scomparsa. Insistere sulla scuola Ludovica da Victoria, sulle amiche di Emanuela, sulle compagne di corso, sui suoi ultimi spostamenti avrebbe consentito di partire dalla ragazza che molto probabilmente le prospettò la vicenda Avon, e arrivare ad unire i tasselli e a capire chi ha rapito Emanuela - continua il parlamentare - Nel caso di Mirella sono mancati gli approfondimenti sia sul momento della sua scomparsa e sia su cosa è successo davvero nel bar Italia, dove si fermò un quarto d'ora dopo che qualcuno le citofonò e scese di casa. Fin da subito - continua De Priamo - sarebbe stato fondamentale insistere con tutti i protagonisti presenti in quel bar per capire esattamente quali erano stati i movimenti di Mirella. La prima cosa che balza agli occhi è questa: il tempo perso non ha aiutato". "L'idea prevalente che mi sono fatto in questi anni di lavoro - e ci tengo a ripeterlo a un mese dal 43esimo anniversario della scomparsa di Emanuela e a un po' di giorni dalla ricorrenza della scomparsa di Mirella - è che purtroppo le indagini, nella fase iniziale, hanno risentito di una mancanza di coordinamento anche perché all'epoca non esistevano delle norme introdotte successivamente - conclude De Priamo - Come vale per tutti i casi di scomparsa, con una intensa attività nelle ore successive, sono certo che si sarebbe arrivati ad una soluzione". 

 

Nella lunga ricostruzione, De Priamo osserva che "il capitolo sulla pista di Londra ovviamente farà parte della relazione finale, ma siamo assolutamente in grado di evidenziare che Emanuela non è stata a Londra per lungo tempo, come quella pista voleva raccontare. Quella pista è stata costruita ad arte, anche se con un inganno e con un artifizio tecnico a mio avviso fatto da professionisti, e quindi sicuramente rientra tra quelle da escludere". E ancora: "La pista di Londra, a mio avviso, era innanzitutto un inganno verso Pietro Orlandi, che ricevette anche mail di una persona che si è finta Baioni, oggi defunto: noi abbiamo avuto modo di appurare che non era assolutamente lui a mandare quelle mail, quindi c'è stato un inganno alla famiglia di Emanuela - continua - Potrebbe entrare in vicende più ampie che hanno riguardato il Vaticano, come Vatileaks ed altri casi del genere, e che possono avere altri significati e messaggi rispetto a quelli legati alla vicenda Orlandi".

C'è ancora molto da fare. "Personalmente mi colpisce il fatto che il giorno in cui Emanuela scompare, Giovanni Paolo II sta facendo uno dei viaggi che cambieranno la storia, quello in Polonia, da cui poi partirà il primo tassello che porterà alla caduta del muro di Berlino. La cosiddetta 'pista internazionale' è stata forse frettolosamente messa da parte. E viene considerata da molti, oggi, una sorta di depistaggio. Io di questo non sono così sicuro e penso che andrebbe ulteriormente approfondita", afferma sempre all'Adnkronos il senatore Andrea De Priamo. "Indubbiamente ci poteva essere tutto l'interesse a fare pressioni sul Vaticano in quei giorni sia per le azioni che Giovanni Paolo II stava mettendo in campo sia per il processo sull'attentato a Giovanni Paolo II. Come sostiene il giudice Ilario Martella, ci poteva essere interesse a un'operazione di 'distrazione di massa' e ad una pressione sul Vaticano, ma anche sulle istituzioni italiane, rispetto a quel processo - osserva De Priamo - È un fatto che il processo si è concluso come chi poteva avere un certo interesse avrebbe auspicato". Quanto al Vaticano De Priamo ricorda che anche dall'analisi dei documenti dell'epoca non emerge un atteggiamento di chiusura o di mancata collaborazione del Vaticano: "Lo stesso Vaticano, in questa indagine nostra, non ha avuto un atteggiamento di chiusura tant'è che abbiamo audito importanti personaggi di quel mondo, come Giani e Alessandrini (ex vertici della Gendarmeria ndr), padre Lombardi, mons. Miserachs nonché don Pietro Vergari. Sono convinto che nella fase finale dell'indagine saranno importanti alcune altre audizioni che possono riguardare quel mondo e che ancora non abbiamo fatto come, ad esempio, Raoul Bonarelli per il caso di Mirella".