Quarto grado
Quarto grado, veleni su Garlasco. La telefonata inquietante: "Incastrare Stasi"
Nuove tensioni attorno al caso Garlasco, uno dei più discussi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi vent’anni. Nella puntata di ieri di “Quarto Grado”, il programma di approfondimento giornalistico in onda su Rete4 dedicato alle principali vicende giudiziarie irrisolte e più controverse, è intervenuto il giornalista investigativo Alessandro De Giuseppe, che ha riportato una ricostruzione destinata a riaccendere il dibattito pubblico.
De Giuseppe è salito alla ribalta della cronaca anche per essere stato citato insieme all’avvocato Antonio De Rensis, noto penalista bolognese e difensore di Alberto Stasi nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi. Il suo intervento si inserisce in un clima già reso teso da un esposto presentato da una giornalista, che ipotizza presunte interferenze nella gestione delle indagini e nella costruzione del racconto mediatico del caso.
Al centro dell’intervento del giornalista una presunta telefonata e una sequenza di eventi che, secondo la sua narrazione, solleverebbero interrogativi sulla tempistica di alcuni riscontri tecnici emersi nel corso delle indagini.
De Giuseppe ha raccontato in trasmissione: “Ho telefonato e, dopo un quarto d’ora, appare questo DNA: due grammi e mezzo, pulitissimo sui pedali. Normalmente sui pedali si trovano picogrammi, perché si presume che arrivi dalla suola delle scarpe”.
Il riferimento è a una quantità di materiale genetico che, secondo quanto riportato dal giornalista, sarebbe anomala rispetto a quanto normalmente rilevato in casi analoghi. Un elemento che, nella sua ricostruzione, viene collegato a una tempistica ritenuta significativa.
De Giuseppe ha poi proseguito lasciando intendere l’esistenza di una comunicazione riservata legata al contesto investigativo, senza però indicarne l’origine precisa.
“Arriva una telefonata da chi? Io lo so, ma forse è meglio che non lo dica. Devo stare attento a ‘spalancare il gas’, perché in questo momento può diventare un problema. Deve essere difeso bene”.
Nel prosieguo del suo intervento, il giornalista ha aggiunto ulteriori dettagli alla presunta dinamica, sempre senza attribuzioni esplicite.
“Da una persona che stava indagando. Cioè, una persona che stava seguendo le indagini telefona… non dico chi… e dice: ‘datemi qualcosa per incastrare Stasi’. Dopo un quarto d’ora… queste non sono parole mie”.
Le dichiarazioni, così come riportate nel programma, si inseriscono in un contesto delicato, in cui il caso Garlasco continua a essere oggetto di ricostruzioni mediatiche, analisi tecniche e interpretazioni contrapposte, nonostante la sentenza definitiva che ha già individuato un responsabile.
La puntata ha immediatamente riacceso il dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori, con particolare attenzione alle parole di De Giuseppe, che evocano scenari potenzialmente critici ma che, al momento, restano circoscritti alla dimensione delle dichiarazioni televisive e non risultano accompagnati da nuovi atti ufficiali o riscontri giudiziari pubblici.
Il caso Garlasco, anche a distanza di anni, si conferma dunque uno dei nodi più sensibili della cronaca italiana, in cui il confine tra indagine giudiziaria, narrazione giornalistica e percezione pubblica continua a essere particolarmente sottile.