segnali sospetti

Ricina a Pietracatella, nuovi dubbi: tracce e sintomi anche su Di Vita. Le anomalie dei valori

Angela Barbieri

Un dettaglio clinico, rimasto finora sullo sfondo, rischia di cambiare il quadro dell’inchiesta sul dramma di Pietracatella, dove a fine dicembre hanno perso la vita madre e figlia in circostanze ancora tutte da chiarire. In una registrazione captata durante i primi accertamenti, una dottoressa dell’ospedale di Campobasso segnala valori anomali anche per Gianni Di Vita: piastrine alterate e bilirubina elevata, un quadro compatibile – almeno in teoria – con un processo di emolisi.

 

 

Tradotto: non solo Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Ielsi, ma anche l’uomo potrebbe aver avuto un contatto con una sostanza tossica. Il sospetto degli investigatori resta quello di un’intossicazione da ricina, il veleno al centro degli accertamenti del Centro Antiveleni di Pavia, che avrebbe individuato tracce nel sangue delle due vittime. Un elemento pesante, che rafforza l’ipotesi di un duplice omicidio, ma che apre allo stesso tempo interrogativi tutt’altro che marginali. Perché, se da un lato gli esami non avrebbero rilevato la presenza della sostanza nel sangue di Di Vita, dall’altro emergono segnali clinici che sembrano raccontare una storia diversa.

 

 

L’uomo, riferisce il Corsera, ha sempre sostenuto di essersi sentito male dopo la cena del 23 dicembre, e il suo legale Vittorio Facciolla parla apertamente di elementi a sostegno di questa versione. Un punto che, alla luce delle nuove informazioni, non può più essere liquidato con superficialità. Intanto la squadra mobile continua a sentire persone vicine alla famiglia, mentre l’inchiesta – ancora senza indagati – si muove tra piste diverse. Dalla possibilità di un piano premeditato fino all’ipotesi che qualcuno abbia maneggiato il veleno senza comprenderne fino in fondo le conseguenze. Di certo, più che certezze, emergono contraddizioni: e proprio da lì potrebbe arrivare la svolta.