caso della ricina
Pietracatella, interrogatori fiume sul caso della ricina: dubbi sulla versione della famiglia
Nel giro di appena sette giorni è stata sentita due volte dagli inquirenti, per un totale di circa sette ore complessive di interrogatorio. Laura Di Vita, 40 anni, cugina di Gianni De Vita, si trova al centro del complesso fascicolo aperto dalla Procura di Campobasso sul presunto avvelenamento da ricina che avrebbe portato, dopo le festività natalizie, alla morte di Antonella, 50 anni, e della figlia Sara, 15 anni, nella loro abitazione di Pietracatella. Secondo quanto emerge dagli atti investigativi e dalle ricostruzioni filtrate nelle ultime ore, la donna si è presentata nuovamente in Questura nel pomeriggio di giovedì, intorno alle 15.30, rimanendo a disposizione degli investigatori della squadra mobile fino a sera inoltrata. Un secondo confronto ravvicinato con gli inquirenti che segue quello avvenuto pochi giorni prima, quando era stata ascoltata per circa tre ore consecutive.
Le domande poste dagli investigatori, coordinati dalla squadra mobile di Campobasso diretta da Marco Graziano, si sarebbero concentrate su dettagli ritenuti ancora non del tutto chiariti e su alcune possibili incongruenze tra le diverse versioni fornite dai membri del nucleo familiare e da chi era presente nelle ore precedenti al tragico evento. L’obiettivo è ricostruire con precisione la sequenza dei fatti avvenuti tra la sera del 23 dicembre e i giorni immediatamente successivi, quando le condizioni delle due donne si sarebbero improvvisamente aggravate. Al momento, sottolineano fonti investigative, la posizione degli inquirenti non risulterebbe sostanzialmente mutata: restano forti dubbi su quanto riferito da Laura Di Vita, dallo stesso Gianni De Vita e dalla figlia maggiore Alice, 19 anni. Quest’ultima, la sera del 23 dicembre, non si trovava nell’abitazione familiare ma in compagnia di alcuni amici in un locale di Sant’Elia, a pochi chilometri da Pietracatella. Un elemento che gli investigatori stanno verificando con particolare attenzione per definire movimenti, orari e possibili contatti.
Leggi anche: L'altra Rete degli anarchici: chat segrete e anonimato totale, ma dopo l'"esame politico"
La vicenda si inserisce in un contesto familiare complesso, ulteriormente aggravato dal fatto che, dopo il sequestro dell’immobile, Gianni De Vita e la figlia hanno trovato temporanea ospitalità proprio presso l’abitazione di Laura Di Vita, insegnante di sostegno e figura considerata molto vicina alle due ragazze, che erano solite chiamarla “zia”. Un elemento, questo, che contribuisce a delineare un quadro relazionale fitto e tutt’altro che semplice da decifrare per chi indaga. Parallelamente all’attività investigativa, si registra un ulteriore sviluppo sul fronte legale: Alice ha infatti revocato il mandato al proprio avvocato difensore, tramite una comunicazione inviata via PEC dalla casella del padre. Il legale apparteneva allo stesso studio che in precedenza aveva assistito Gianni De Vita, ex sindaco del piccolo centro molisano, poi seguito da un altro difensore successivamente rinunciatario all’incarico. Una dinamica che aggiunge ulteriori elementi di complessità a una vicenda già caratterizzata da continui cambiamenti sul piano dell’assistenza legale. Come riportato dal “Corriere della Sera”, nelle ultime settimane si sono registrati diversi passaggi e tensioni all’interno del sistema difensivo, con avvicendamenti tra professionisti e scelte divergenti sulla strategia da adottare. Sul piano investigativo, gli inquirenti stanno lavorando senza escludere alcuna pista. L’inchiesta, che al momento non vede indagati formalmente, ha già coinvolto circa quaranta persone tra familiari, conoscenti e compagni di scuola delle due sorelle. Gli accertamenti stanno cercando di ricostruire non solo i rapporti interni alla famiglia, ma anche eventuali tensioni esterne, vecchie incomprensioni o possibili motivazioni di natura personale o professionale che potrebbero aver avuto un ruolo nella vicenda. Tra gli elementi ancora al vaglio figura anche la cena consumata alla vigilia, durante la quale sarebbero stati serviti diversi alimenti, tra cui cozze, salumi e verdure sott’olio. Le versioni raccolte su chi abbia effettivamente consumato cosa, tuttavia, non risultano ancora perfettamente allineate, e rappresentano uno dei punti su cui gli investigatori stanno cercando ulteriori riscontri. L’inchiesta prosegue dunque in una fase delicata e ancora aperta a molteplici scenari, mentre gli approfondimenti tossicologici e le analisi sulle ultime ore di vita delle due vittime restano centrali per chiarire un caso che, al momento, continua a presentare numerosi punti oscuri.