LE CONTRADDIZIONI DELLA GIUSTIZIA

Caso Apostolico: assolta e promossa, il Csm riabilita la giudice pro migranti e le alza lo stipendio

Giovanni M. Jacobazzi

«Indipendenza, equilibrio ed imparzialità». Sono i parametri sulla base dei quali l’ex giudice catanese Iolanda Apostolico - dimessasi alla fine del 2024 - è stata ieri valutata positivamente, con conseguente aumento retroattivo dello stipendio, dal Consiglio superiore della magistratura. Una decisione che ha avuto l’effetto in un colpo solo di mettere a nudo le contraddizioni nel sistema di valutazione delle toghe. Apostolico era balzata agli onori delle cronache nell’autunno 2023, quando aveva disapplicato alcune norme del «decreto Cutro», fortemente voluto dal governo, non convalidando il trattenimento di diversi tunisini irregolari. Il provvedimento aveva immediatamente sollevato un’ondata di polemiche. A gettare poi ulteriore benzina sul fuoco era stata, sempre in quei giorni, la diffusione di un video del 2018, divenuto immediatamente virale, che la ritraeva al porto di Catania durante una manifestazione dei centri sociali per lo sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, in aperta contestazione della linea dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Come se ciò non fosse sufficiente, la magistrata aveva anche condiviso sui propri canali social dei commenti beceri nei confronti dello stesso Salvini. Inevitabile la domanda: può un giudice esporsi pubblicamente su un tema così divisivo e poi pronunciarsi su quella stessa materia senza che sorgano dubbi? Il Csm, nei fatti, ha risposto di sì.

 

 

Nella delibera di ieri ha affermato che quella partecipazione non era «attuale», perché risaliva al 2018, e che nel quadriennio successivo non si registravano comportamenti analoghi. Dunque, promozione. Ma si può davvero ridurre una questione sostanziale - l’imparzialità e la sua percezione - a un criterio meramente cronologico? Se il comportamento non è recente, diventa irrilevante. Se non si ripete, è come se non esistesse. Una sorta di "prescrizione reputazionale" by Palazzo Bachelet. Le critiche non sono mancate. Il consigliere laico di Forza Italia, Enrico Aimi, ha sottolineato come il punto non sia il tempo trascorso, ma il significato oggettivo della condotta: partecipare a una manifestazione con una precisa connotazione politico-ideologica su un tema - l’immigrazione direttamente connesso all’attività giurisdizionale non può essere considerato un elemento neutro. Sulla stessa linea anche la collega Isabella Bertolini (FdI), che ha parlato di «occasione persa», ricordando come la credibilità della magistratura si fondi non solo sull’imparzialità effettiva, ma anche sulla sua percezione. Per Claudia Eccher (Lega), invece, in altri casi il Csm aveva valutato, nel quadriennio di riferimento, anche condotte risalenti al periodo precedente. Ma non solo. La Costituzione, ha ricordato Eccher, tutela la libertà di espressione, ma la Corte Costituzionale ha più volte chiarito che i magistrati sono soggetti a «limiti peculiari». Non è in discussione il diritto ad avere opinioni politiche, bensì la scelta di manifestarle pubblicamente in contesti di contrapposizione frontale con le Istituzioni e su materie che rientrano direttamente nelle funzioni esercitate.

 

 

Autonomia e indipendenza non possono, allora, essere invocate a senso unico. Se è legittimo difendere la magistratura dalle interferenze della politica, è altrettanto necessario evitare comportamenti che possano alimentare il sospetto di una politicizzazione della funzione giudiziaria. Il "caso Apostolico" diventa così emblematico di un problema più ampio. Il sistema di valutazione del Csm, nato per garantire rigore e qualità, si è trasformato in un meccanismo "autoreferenziale", dove le promozioni sono la regola e le criticità vengono assorbite da logiche formali. Il risultato è una frattura evidente tra percezione esterna e giudizio interno. Fuori, il cittadino vede un magistrato esposto su temi politicamente sensibili; dentro, il sistema certifica «indipendenza, equilibrio e imparzialità». Non è un fatto personale ma una questione di fiducia. La giustizia non vive solo di decisioni ma della credibilità di chi le prende. Quando questa credibilità appare incrinata, anche le valutazioni più lineari rischiano di non convincere più nessuno. Con buona pace di chi, dalle parti dell’Anm, afferma il contrario, arrivando a dire che pubblicare il video che riprende la giudice sul molo di Catania con i centri sociali equivale a «delegittimare» tutta la magistratura.