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Elia Del Grande è sparito a Pasqua. Due fughe in sei mesi per il killer dei fornai

Foto: Ansa

Ignazio Riccio
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Elia Del Grande, 50 anni, originario di Cadrezzate, in provincia di Varese, e noto alle cronache come l'autore della cosiddetta "strage dei fornai", è di nuovo irreperibile. L'uomo non ha fatto rientro, domenica 5 aprile, alla casa lavoro di Alba, nel Cuneese, dove stava scontando una misura di sicurezza, dopo un permesso concesso per le festività pasquali. Il rientro era previsto nel pomeriggio di Pasqua, ma Del Grande non si è presentato alla struttura "Giuseppe Montalto", dove era stato assegnato per sei mesi e dove svolgeva attività di volontariato in una mensa per persone in difficoltà. È stata quindi formalizzata la sua irreperibilità e sono scattate le ricerche da parte delle forze dell'ordine. Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che Del Grande si sottrae alla misura cui è sottoposto. Già il 30 ottobre scorso si era allontanato dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia a Modena, riuscendo a calarsi dalle mura con una corda improvvisata utilizzando delle lenzuola. In quell'occasione la latitanza era durata circa due settimane: l'uomo venne rintracciato il 12 novembre successivo nel Varesotto, dove conosce bene ogni angolo del territorio. Le indagini avevano ricostruito i suoi movimenti in quell'arco di tempo: Del Grande si era spostato anche di notte sul lago di Monate servendosi di un pedalò, approfittando della familiarità con la zona in cui era cresciuto. La fuga si era conclusa con il fermo da parte dei carabinieri del Ros e della compagnia di Gallarate, che lo avevano bloccato proprio a Cadrezzate, il paese in cui la sua storia criminale ha avuto origine. Ora, con il nuovo mancato rientro dal permesso pasquale, le ricerche si sono riaperte, ancora una volta anche nelle aree a lui più note e nelle zone dove possiede immobili.

 

 

Del Grande divenne noto alla fine degli anni Novanta per un caso che sconvolse la provincia di Varese. Nel 1998 uccise con un fucile il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello Enrico, 27. Un triplice omicidio consumato all'interno della famiglia che gestiva un'attività nel settore della panificazione, un piccolo impero tra negozio e produzione. Alla base della tragedia, secondo quanto emerso all'epoca dalle indagini e dai processi, un violento contrasto legato alla sua relazione con una giovane donna dominicana, malvista dai genitori e dal fratello, contrari all'ipotesi di matrimonio. Dopo il massacro, Del Grande tentò di fuggire in Svizzera, venendo fermato oltreconfine dalla polizia cantonale. In primo grado gli venne inflitto l'ergastolo, pena poi ridotta in Appello a trent'anni di reclusione.

 

 

Del Grande è uscito dal carcere il 16 luglio 2023, dopo 26 anni e 4 mesi di detenzione. In seguito alla scarcerazione, è stato sottoposto a libertà vigilata, con una serie di prescrizioni da rispettare per il suo reinserimento graduale nella società. Proprio alcune "gravi inadempienze" rispetto a quelle prescrizioni hanno spinto il magistrato di sorveglianza a irrigidire il regime: il cinquantenne è stato quindi destinato alla casa lavoro di Castelfranco Emilia e, successivamente, dopo la prima fuga e la cattura, trasferito ad Alba per un periodo di sei mesi. All'udienza del 26 marzo, il magistrato di sorveglianza di Torino si era riservato la decisione sulla sua pericolosità sociale, rinviando il verdetto. La mancata riconsegna di Del Grande alla casa lavoro nel giorno di Pasqua avviene dunque in un momento delicato del suo percorso giudiziario: proprio in questo periodo doveva essere definito il suo profilo di pericolosità sociale. Resta da capire se il nuovo episodio di irreperibilità inciderà in modo definitivo sulle valutazioni dei giudici di sorveglianza, destinati a pronunciarsi sulla possibilità di un suo rientro stabile nella vita civile.

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