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La copertura assicurativa è il vero collante dell'Anm

Le polizze e la responsabilità civile sono le ragioni per cui nessuno si sgancia dal sindacato delle correnti

GIOVANNI M. JACOBAZZI
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Le polizze assicurative. Sarebbe questo il vero motivo che a oggi impedisce la creazione di una Associazione nazionale magistrati bis. Perché si può anche teorizzare una “nuova magistratura”, scrivere gli statuti con assemblee su WhatsApp, prevedere in ottica di massima trasparenza presidenti a rotazione trimestrale e sorteggi democratici. Si può anche invocare il ritorno alla purezza dell’ordine giudiziario, alla trasparenza del Consiglio superiore della magistratura, alla fine delle correnti trasformate ormai in partiti paralleli. Tutto molto nobile. Tutto molto condivisibile. Ma poi bisogna fare iconti con la realtà e con una verità brutale: l’Anm non è solo un sindacato. È una holding di servizi. Ed il più potente di questi servizi non è la rappresentanza, ma la protezione: le polizze per la responsabilità civile a condizioni estremamente vantaggiose, e le coperture sanitarie che farebbero impallidire molti contratti privati. Una rete di sicurezza che trasforma l’adesione in una scelta quasi obbligata e che spiega molto bene perché oltre il 90 percento dei magistrati sia iscritto all’Anm.

Uscire dall’Anm non è un gesto politico. È un salto nel vuoto. Ed infatti, mentre sui social in questi giorni si moltiplicano gli appelli di tante toghe, in particolare quelle che si sono esposte per il Si al referendum, alla scissione, alla creazione di un sindacato alternativo, alla “scossa” necessaria, nella vita reale i numeri restano inchiodati. Il 96 per cento dei magistrati, come ha ricordato con precisione l'altro giorno il neo presidente dell’Anm Giuseppe Tango è dentro. Non per amore. Non per convinzione. Ma perché fuori fa freddo.Si dirà: servono coraggio e visione. Certo. Ma provate a spiegare il coraggio a chi deve firmare una polizza individuale a condizioni di mercato. Provate a parlare di visione a chi sa che una causa di responsabilità civile può significare anni di esposizione personale. A quel punto, la tanto vituperata deriva correntizia diventa un problema teorico. La copertura assicurativa, invece, è molto concreta.


La giudice Natalia Ceccarelli, dopo parole durissime e le dimissioni dal Comitato direttivo dell’Anm, non ha fatto il passo finale. Non si è sfilata dall’Anm. E non è difficile capire perché. Perché il sistema è costruito esattamente così: puoi dissentire, puoi protestare, puoi anche uscire dalla stanza. Ma non puoi davvero uscire dall’edificio. Nel frattempo, dentro l’edificio, la politica continua a scorrere a fiumi. L’elezione di Tango alla presidenza dell’Anm, arrivata in un clima tesissimo dopo le dimissioni del segretario generale di Magistratura indipendente, il consigliere Claudio Galoppi, è stata l’ennesima conferma di un equilibrio fragile, attraversato da tensioni profonde e con una grande contraddizione: proprio mentre l’Anm si allontana dalla sua natura originaria, trasformandosi in un soggetto politico, diventa sempre più difficile abbandonarla. Sul terreno delle tutele l'Anm è semplicemente irraggiungibile. Ha anni di contrattazione alle spalle con i migliori broker del Paese, numeri che permettono economie di scala, convenzioni che nessun nuovo soggetto potrebbe replicare in tempi brevi. Servirebbero, dicono, almeno 800-1000 iscritti per partire. In realtà ne basterebbero anche 200 per fare rumore.


Ma quei 200 dovrebbero essere disposti a rinunciare a qualcosa di molto concreto in nomedi qualcosa di molto astratto. Una riflessione è allora d'obbligo. La magistratura italiana, capace di affrontare processi complessi, indagini delicate, pressioni mediatiche e politiche, si trova paralizzata davanti ad una polizza.
Il sistema è costruito per rendere l’uscita difficile. Non impossibile, ma dolorosa. In un contesto già segnato da tensioni, incertezze e responsabilità crescenti, pochi hannoi voglia di aggiungere un ulteriore livello di rischio. Così il progetto di un nuovo sindacato, una «Anm bis», resta sospeso. Si alimenta di indignazione e si spegne davanti al preventivo di un’assicurazione. L’Anm, tra una crisi e l’altra, continua e continuerà a reggere. Non perché convinca. Ma perché protegge.
 

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