Islam politico e partiti di sinistra. Un legame sempre più stretto
Le comunità musulmane votano soprattutto movimenti progressisti, che intanto si snaturano
La presenza di cittadini stranieri di religione islamica in Europa aumenta sempre di più, con impatti significativi su molti aspetti della vita dei cittadini, specie nelle grandi città. Risvolti che non si fermano ai soli fattori economici, culturali e sociali; anche il livello più eminentemente politico, infatti, è stato investito da questo cambiamento epocale nella conformazione demografica ed etnica delle società europee. A svelarlo è il report «immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele», svolto dall’osservatorio francese OID per la Fondazione New Direction di Ecr, presentato ieri alla Camera.
Il documento dedica un lungo capitolo proprio alla «dimensione politica» del fenomeno, collegato all’esplosione delle così dette «no go zones» (ovvero «zone vietate») nelle aree urbane di Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio e Italia. La crescita della presenza musulmana, spiega il rapporto, «ha inevitabilmente influenzato l’equilibrio politico», rendendo queste comunità elettoralmente «significative». Un vero e proprio «voto musulmano», insomma, che sarebbe costantemente e coerentemente orientato a sinistra; tanto che nell’Europa occidentale, si legge, «c’è una netta maggioranza di voti ai partiti di sinistra», dal «70% fino al 90%». Un orientamento che in generale vale per tutti gli stranieri, ma che nel caso delle persone di religione islamica tocca punte ragguardevoli, specie in Francia e Germania.
Paesi in cui il «voto musulmano», spiega i documento, avrebbe creato «roccaforti locali della sinistra», quasi sempre in «quartieri periferici delle grandi città» . Qualche esempio: nella «no go zones» di Saint-Denis a Parigi, dove i musulmani sono olre il 30% della popolazione, tra il 60% e l’80% dei voti è andato a partiti progressisiti; a Berlino, nei quartieri che ospitano un terzo dei musulmano di Germania, l’Spd e i Verdi hanno ottenuto complessivamente il 60% dei voti nel 2021; in Svezia i socialdemocratici sono arrivati anche a ricevere voti dal 75% delle comunità musulmane di alcuni quartieri, come il Rinkeby-Kista di Stoccolma dove 2/3 della popolazione è di origine straniera. In questo contesto, l’Italia, per il momento fa caso a sé: il nostro Paese «non ha ancora registrato una forte affermazione dell’influenza della politica musulmana a livello nazionale».
Questo perché, si legge, «ha una tradizione più debole di accoglienza multiculturale» rispetto ad altre Nazioni europee, e il modello italiano «rimane più assimilazionista che comunitarista», con ipartiti di sinistra che «si rivolgono a questi elettori con piattaforme di politica sociale» più che «incorporandoli dentro i propri manifesti nazionali». Nondimeno, il trend inizia a consolidarsi anche qui, con roccaforti di sinistra che si moltiplicano: il quartiere di Bolognina a Bologna, Barriera a Torino, Quarto Oggiaro a Milano e altri.
Oltre a ciò, c’è un altro aspetto che lo studio mette in luce con chiarezza, ovvero il modo in cui il «voto musulmano» abbia allontanato «i partiti di sinistra dai valori liberali». Le compagini progressiste, infatti, al fine di intercettare l’elettorato di queste comunità ha dovuto adattare i propri programmi e persino alcuni valori che sembravano non negoziabili. Esemplificativo è il processo su quei temi cari alla sinistra, come «laicità, valori universalistici, femminismo e diritti LGBTQ». È il «dilemma dell’inclusione»: difficile conciliare le tradizionali lotte per i diritti civili, ad esempio, con alcune posizioni religiose legate all’Islam sul ruolo della donna, l’omosessualità e altre battaglie storiche di questo tipo. Insomma, la sinistra è dovuta scendere a compromessi per attrarre un elettorato musulmano divergente su molte battaglie progressiste.
La dinamica probabilmente più impattante è però un’altra: l’aumento di partiti musulmani identitari, ovvero direttamente esplicitamente orientati all’Islam, a volte anche radicale, in costante crescita ovunque in Europa. Italia compresa: alle prossime elezioni comunali della Capitale dovrebbe partecipare il movimento politico «Musulmani per Roma 2027»
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