Uccise Federica Mangiapelo, dopo 12 anni è libero. Il padre a Diritto e Rovescio: "Si è riaperta una ferita".
“Si è riaperta una ferita”. È con queste parole che Luigi Mangiapelo affida ancora una volta il suo dolore al pubblico, ospite della trasmissione “Diritto e Rovescio” andata in onda ieri sera su Rete 4, dove la vicenda di sua figlia Federica è tornata al centro del dibattito. Un dolore che, a distanza di anni, non si è mai attenuato e che oggi torna a farsi ancora più lacerante dopo la notizia del ritorno in libertà dell’autore del delitto.
Una ferita che non ha mai smesso di sanguinare e che, secondo il padre, si riapre con la stessa violenza di allora, riportando tutto a quella notte del 2012.
Federica Mangiapelo aveva appena 16 anni quando, la mattina del primo novembre 2012, fu trovata senza vita nelle acque del lago di Bracciano, ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. In un primo momento si pensò a un malore o a un incidente. Ma la battaglia della famiglia e il lavoro degli inquirenti hanno progressivamente delineato un’altra verità: quella di un omicidio avvenuto al termine di una serata tra adolescenti.
“Federica era una persona solare. Per me chi uccide una donna deve rimanere in carcere. Adesso sapere che dopo 11 anni e 3 mesi è di nuovo in libertà a noi ha riaperto una ferita molto profonda”, racconta il padre, che da allora non ha mai smesso di chiedere giustizia per la figlia. La sera del 31 ottobre i ragazzi si incontrano per festeggiare Halloween nel centro del paese. Poi il gruppo si sposta nei pressi del lago di Bracciano, in una zona isolata. È lì che, secondo quanto ricostruito nel processo, la situazione precipita.
“In quelle condizioni, in quello stato, ci poteva essere semplicemente una persona che l’ha presa e l’ha buttata dentro l’acqua. Gli ha fatto respirare l’acqua e la sabbia”, ha dichiarato la madre Rossella Salvatori, ricostruendo con parole ancora cariche di dolore la dinamica che la famiglia ha sempre sostenuto. Nel corso delle indagini sono emersi anche i contorni di una relazione definita difficile, segnata da gelosie e tensioni crescenti. Alcune amiche di Federica ricordano vicende che, secondo le loro testimonianze, descrivevano comportamenti problematici all’interno della coppia.
“Stando con loro c’erano degli episodi che non mi piacevano per niente”, evidenzia una delle amiche. “Una volta stavano litigando e a un certo punto lui ha dato una spinta e lei gli ha sputato. Lui l’ha presa e gli ha risputato in faccia. L’ha costretta, gli ha preso il braccio, l’ha fatta salire in macchina e se n’è andato”. Un rapporto che, secondo chi la conosceva, Federica stava anche cercando di interrompere. “Lei mi disse: ‘Guarda il rapporto si è molto rovinato. Ho quasi deciso di lasciarlo’. E penso sarebbe accaduto”, riferisce un’altra amica, ricordando una confidenza fatta pochi giorni prima della tragedia.
Secondo la ricostruzione processuale, la lite avvenuta quella notte si sarebbe conclusa con la caduta della giovane in acqua e il successivo annegamento. L’imputato è stato condannato in via definitiva per omicidio volontario aggravato. Nel corso degli anni la pena è stata rimodulata nei diversi gradi di giudizio e ridotta anche attraverso i benefici previsti dall’ordinamento, tra cui il rito abbreviato e la buona condotta. Dopo aver scontato la parte principale della pena e beneficiato di misure alternative, oggi l’uomo si trova in libertà nell’ambito del fine pena e del percorso di reinserimento previsto dalla legge.
Una conclusione che, per la famiglia Mangiapelo, non rappresenta però alcuna forma di chiusura. “Io non lo voglio incontrare”, dice il padre Luigi. E conclude con parole che restituiscono tutta la profondità del suo dolore: “Come posso guardare in faccia chi mi ha tolto una delle cose più preziose che avevo? I condannati all’ergastolo siamo noi, questa storia non finirà mai”.
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