Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Dopo il referendum arrivano le inchieste per colpire il governo

Perquisizioni al ministero della Difesa, Ferrovie e Terna. 26 indagati tra manager, imprenditori e ufficiali dell'esercito. Tra le accuse anche riciclaggio e fatturazioni false

  • a
  • a
  • a

Non è un fulmine a ciel sereno. Diciamolo subito. Le perquisizioni scattate ieri mattina negli uffici del Ministero della Difesa, di Rete Ferroviaria Italiana, di Terna e del Polo Strategico Nazionale arrivano al culmine di un’indagine che esiste da almeno due anni e che affonda le sue radici, per alcuni episodi, ancora più indietro.
Eppure arrivano all’indomani della vittoria del «No» al referendum sulla separazione delle carriere. Una coincidenza che non può passare inosservata. Secondo la Procura di Roma, ci si troverebbe davanti a un «articolato sistema illecito», costruito per generare fondi neri e trasformarli in tangenti utili a orientare appalti pubblici, in particolare nel settore informatico e digitale.


Al centro dell’inchiesta, coordinata tra gli altri dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Lorenzo Del Giudice, ci sono 26 indagati tra manager pubblici, imprenditori e ufficiali dell’Esercito. Figura chiave è l’imprenditore siciliano Francesco Dattola, cinquantacinquenne, ritenuto promotore di un sistema capace di produrre liquidità illecita attraverso fatturazioni false e operazioni di riciclaggio.


Accanto a lui, il ruolo di snodo sarebbe stato svolto da Antonio Spalletta, descritto come un intermediario capace di incidere su processi decisionali pubblici e facilitare l’ingresso delle imprese in ambienti istituzionali strategici. In questo contesto emerge anche un episodio che, pur non configurando allo stato responsabilità penali per soggetti esterni all’indagine, contribuisce ad alimentare il quadro relazionale descritto dagli inquirenti. Secondo quanto trapela, Spalletta sarebbe intervenuto, direttamente o attraverso il reale o millantato coinvolgimento del parlamentare di Forza Italia Giorgio Mulè, all’epoca sottosegretario alla Difesa, per favorire la promozione del generale dell’Aeronautica Pier Francesco Coppola, destinato a guidare la sezione sistemi meteorologici del IV Reparto del Ministero della Difesa. Si tratta, allo stato, di un elemento privo di riscontri giudiziari nei confronti di Mulè, che infatti non risulta indagato. Tuttavia, la semplice circolazione del suo nome ha contribuito ieri a dare maggiore risonanza mediatica all’inchiesta. Il meccanismo svelato dagli inquirenti, per quanto sofisticato, ricalca schemi già visti.


E quindi emissione di fatture per operazioni inesistenti, creazione di provviste finanziarie occulte, trasformazione del denaro in contanti anche tramite il commercio parallelo di beni di lusso, come orologi, utilizzo delle somme per corrompere funzionari pubblici o influenzare gare. Un sistema che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe generato profitti illeciti per almeno 590mila euro. L’indagine nasce da una segnalazione interna dello stesso Ministero della Difesa, che avrebbe individuato anomalie e collaborato con gli inquirenti fin dalle prime fasi. L’attività investigativa era quindi già nota, almeno in parte, agli ambienti istituzionali coinvolti. Per comprendere davvero la vicenda bisogna tornare allora al 2024, quando l’inchiesta esplose con l’arresto del direttore generale di Sogei, la società pubblica che si occupa di digitale, Paolino Iorio.


Iorio fu colto in flagranza mentre riceveva una tangente da 15mila euro dall’imprenditore Massimo Rossi. I successivi accertamenti portarono alla scoperta di oltre 100mila euro nascosti e alla cancellazione sospetta delle registrazioni video della sua abitazione. Già allora emergevano dunque elementi che oggi ritornano, come gli scambi di denaro legati ad appalti informatici ed una rete relazionale estesa fino a contesti strategici, anche internazionali. Le perquisizioni di ieri della guardia di finanza sono pertanto il secondo atto di quel procedimento. Non un nuovo caso, ma l’evoluzione di uno già noto.


Ed è proprio qui che emerge il punto più delicato. Il fascicolo è del 2024. Molti fatti contestati risalgono al 2023 o comunque a un periodo precedente. Le attività investigative- intercettazioni, accertamenti bancari, analisi documentali - leggendo le 28 pagine del decreto di perquisizione, si sono sviluppate per mesi e mesi. E allora perché le perquisizioni arrivano solo ieri? Dal punto di vista giudiziario, la risposta è relativamente semplice: indagini complesse richiedono tempo, e atti invasivi come le perquisizioni vengono eseguiti quando il quadro probatorio è ritenuto sufficientemente solido. Dal punto di vista pubblico, però, la domanda resta. Perché proprio adesso? L’emersione dell’inchiesta, che potrebbe coinvolgere anche esponenti politici della maggioranza di governo, avviene in un momento politicamente sensibile: subito dopo l’esito referendario sulla separazione.

Dai blog