Anarchici, Piantedosi aveva avvertito ma Schlein & Co. ci risero su: "Alimenta la tensione"
«Stiamo registrando questo innalzamento del livello dello scontro che per certi versi, pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato». Le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, pronunciate il 3 febbraio scorso nell’Informativa urgente del Governo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna, risuonano mentre un ordigno esplode durante la preparazione. Il solaio dell’edificio crolla e due corpi vengono trovati sotto le macerie. Dilaniati. Non è un incidente, ma quel «salto di qualità» del mondo anarco-insurrezionalista che la sinistra ha definito una «strumentalizzazione gravissima da parte della destra».
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Quella bomba, se non fosse esplosa in quel casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti, forse avrebbe potuto essere utilizzata altrove. In un’infrastruttura, in un obiettivo sensibile, in un contesto affollato. In ogni caso, una strage l’ha già fatta. Le vittime, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, non sono sconosciuti. Sono nomi che orbitano nell’area anarco-insurrezionalista, legati al circuito di Alfredo Cospito e a quella galassia che negli anni ha firmato «azioni dirette»: sabotaggi, ordigni, attacchi mirati. Lo stesso mondo che, nelle ultime settimane, ha colpito la rete ferroviaria nel contesto delle Olimpiadi Milano-Cortina e che l’Intelligence ha sempre indicato come fattore di rischio interno. Eppure, quando questo scenario era stato descritto alla Camera dal ministro dell’Interno, la risposta dell’opposizione non è stata quella di prendere atto del rischio. È stata un’altra. «Trovo gravissima la strumentalizzazione... da parte della destra», ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.
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«È venuto qui... per fare propaganda e strumentalizzare un fatto gravissimo», ha aggiunto Matteo Mauri in Aula. E ancora: «Strumentalizzazione... per giustificare misure liberticide», ha dichiarato la deputata Pd Michela Di Biase. «Da un Ministro dell'Interno ci si aspetterebbero parole di equilibrio e responsabilità istituzionale. Da Piantedosi abbiamo invece assistito all'ennesimo tentativo di alimentare la tensione», tuonò Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd. Mentre per Angelo Bonelli (AVS), «i vostri amici sono i violenti e se c'è una complicità, quella è la vostra perché noi la democrazia la difenderemo sempre». E Riccardo Magi di Più Europa ha definito l’informativa «aggressiva e irresponsabile».
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Parole che stridono con quanto accaduto. Perché mentre si discuteva di propaganda, in un casolare alla periferia di Roma si assemblava un ordigno. Mentre si parlava di repressione, qualcuno preparava una bomba abbastanza potente da dilaniare chi la maneggiava. Mentre si invocava il rischio di criminalizzare il dissenso, una parte di quel dissenso stava già oltre il confine della violenza organizzata. Perché all’interno della galassia antagonista esiste una componente che non si limita alla protesta, ma colpisce.
E lo fa con una logica precisa: sabotare, destabilizzare, alzare il livello dello scontro. È esattamente ciò che Piantedosi aveva indicato. Ed è esattamente ciò che è emerso tra le macerie del Parco degli Acquedotti.
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