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Sequestro Moro, il nipote Luca: "Voleva far trasferire gli agenti di scorta per proteggerli. Rifiutarono"

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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''L'amore per Aldo Moro rimane vivo nel cuore della gente semplice, che sa che cosa ha significato il suo sacrificio per loro. Il nonno ha messo sempre le persone prima di se stesso. Un sacrificio di quel genere non è mai inutile''. Lo dichiara Luca Moro, nipote di Aldo Moro, nell'anniversario della strage di via Fani in cui fu rapito il presidente della Dc e furono uccisi i cinque agenti della scorta. Sono trascorsi 48 anni dal 16 marzo 1978, quando un commando delle Brigate Rosse sequestrò in via Mario Fani, a Roma, il presidente della Democrazia e, dopo 55 giorni di prigionia lo uccise facendo ritrovare il corpo chiuso nel bagaglia di una Renault 4 rossa posteggiata in via Caetani.

''Temo che, piano piano, inizino a non esserci più persone disposte a sacrificare la propria vita per il proprio Paese - continua Luca Moro - Però i pacificatori e i costruttori di pace, a un certo punto della storia, tornano sempre, quindi la speranza rimane. Come avrebbe potuto dire il nonno: 'Non c'è via che conduca alla pace, la pace è la via'''. A proposito della scorta il nipote ricorda: ''Il nonno voleva trasferire gli agenti per tutelarli, perché avvertiva che il suo momento iniziava ad arrivare. Ma loro si sono rivolti a mia nonna chiedendole di non essere trasferiti, non volevano lasciarlo morire solo. L'amara ironia della sorte è che la scorta è morta a via Fani e il nonno è morto comunque da solo, in un altro momento e in altro luogo''.

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