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Giustizia, l'ossessione di Scarpinato: indaga sulla pm del Sì senza averne motivo

Foto: Ansa

Edoardo Sirignano 
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«Scarpinato ha presentato una richiesta di accesso agli atti della mia carriera». È la rivelazione di Anna Gallucci, magistrato di lunga esperienza, che oggi ricopre la funzione di Pubblico Ministero a Pesaro. La togata, intervenuta a Fano, in occasione di un incontro pubblico dedicato al referendum sulla giustizia, ha raccontato che il senatore del Movimento 5 Stelle– già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo e oggi esponente di spicco del movimento politico guidato da Giuseppe Conte – avrebbe presentato al Consiglio Superiore di visionare il fascicolo professionale relativo alla sua carriera.La richiesta, secondo quanto riferito dalla stessa giudice, sarebbe stata presentata nella qualità di parlamentare, allegando anche il tesserino di riconoscimento. Si tratta, dunque, di una circostanza singolare, considerando che la documentazione inerente la carriera di un magistrato è custodita dal Csm e contiene dati sensibili coperti dalla privacy.

 

La vicenda, poi, si inserisce in un contesto già noto, tenendo conto che la dottoressa si era notoriamente espressa a favore della riforma proposta dal ministro Nordio, spiegando il perché, a suo avviso, il tema dell’indipendenza della magistratura viene sempre presentato in maniera fuorviante e strumentale dai sostenitori del No e quali siano, invece, i reali poteri che hanno oggi i procuratori capo e procuratori generali alla luce dei casi concreti, ponendo così più di un semplice campanello d’allarme. Stiamo parlando d’altronde, della stessa professionista, finita nel mirino di una certa sinistra, per la famosa intervista, rilasciata alla Verità, in cui dichiarava: «Stavo indagando su tutti i partiti e la procura disse: punta sulla Lega».

Al convegno, in cui emerge il nuovo caso legato all’esponente pentastellato, era presente anche Antonio Baldelli, deputato di Fratelli d'Italia e promotore dell’iniziativa, il quale ha annunciato la presentazione di un interrogazione parlamentare sulla strana vicenda: «Ritengo doveroso - sottolinea - fare piena luce su quanto accaduto per sapere se una richiesta di questo tipo sia ammissibile e se possa essere evasa.

 

In particolare occorre chiarire se sia corretto che un esponente politico, qualificatosi come parlamentare, possa richiedere l’accesso agli atti relativi alla carriera di un magistrato e sulla base di quale titolo possa accedere a queste informazioni».

Dalle notizie, emerse nel dibattito, aggiunge il parlamentare, «la richiesta apparirebbe formulata in termini generici e non sembrerebbe indicare uno specifico interesse diretto, concreto e attuale, che normalmente costituisce il presupposto per l’esercizio del diritto di accesso agli atti».

 

Se così fosse si porrebbe una questione rilevante sul piano istituzionale, perché potrebbe configurarsi, a suo dire, «un precedente potenzialmente rischioso e suscettibile di essere percepito come un utilizzo improprio dello strumento».

Il caso, dunque, ora, è destinato ad approdare tra i corridoi dei palazzi romani. Non è da escludere un acceso confronto in quel di Montecitorio, considerando l’avvicinarsi della consultazione, prevista per il 22 e 23 marzo, e i toni sempre più accesi su un tema, su cui basta una semplice scintilla per innescare uno spaventoso incendio.

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