Quarto Grado, su Garlasco cambia tutto? Cosa emerge dai pc di Chiara e Alberto
Ospiti della puntata i due periti informatici Roberto Porta e Daniele Occhetti
Venerdì sera, la trasmissione di approfondimento giornalistico “Quarto Grado”, in onda su Rete4, ha dedicato ampio spazio al caso di Alberto Stasi. La vicenda, tra le più complesse e discusse della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi vent’anni, riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, giovane studentessa di Garlasco, scomparsa tragicamente nel 2007.
Ospiti della puntata sono stati due periti informatici che hanno seguito il procedimento dall’interno: Roberto Porta e Daniele Occhetti. La loro testimonianza ha permesso di fare luce su alcuni punti tecnici che caratterizzarono anni fa le indagini e la successiva assoluzione di Stasi, in particolare sugli aspetti digitali legati ai dispositivi della giovane e alle attività di scrittura della tesi universitaria.
Stasi fu assolto in primo grado (2009) e in appello (2011). Tuttavia, la Corte di Cassazione ha successivamente annullato tali sentenze, portando a una condanna definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015,
Uno dei temi discussi in trasmissione è stata la cosiddetta “cartella militare”, un file ritenuto dagli investigatori inizialmente potenzialmente rilevante. Secondo quanto spiegato da Roberto Porta, il perito informatico del giudice Vitelli, la decisione di non approfondirne l’apertura non fu una trascuratezza, ma una scelta basata su dati e scadenze tecniche.
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“L’apertura della cartella militare l’abbiamo esclusa per una questione di tempistiche”, ha detto Porta, sottolineando che i log dei dispositivi digitali mostravano sequenze di apertura di file incompatibili con l’accesso a quella cartella.
Ha aggiunto che le condizioni osservate negli eventi di apertura di altri file all’epoca confermavano l’esclusione “con elevata probabilità” di quel particolare accesso, riferendosi sia alla cartella principale sia alla sotto cartella.
“Dati i secondi che passano da un’azione all’altra e certe condizioni che c’erano negli eventi di apertura di altre immagini all’epoca, ci portavano a escludere con elevata probabilità questa apertura”.
In altre parole, le analisi digitali avevano fornito agli investigatori una tempistica molto precisa, che permetteva di valutare la probabilità che determinati file fossero stati effettivamente aperti o meno. Secondo Porta, questa valutazione probabilistica era sufficiente a escludere la necessità di ulteriori verifiche immediate su quella cartella.
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Successivamente, la discussione si è concentrata sulla tesi di laurea di Stasi e sul ruolo di Chiara Poggi nella sua stesura. La difesa di Stasi aveva sostenuto che Chiara avrebbe aiutato Alberto a scrivere la tesi proprio la sera in cui lui non si trovava a casa sua.
Daniele Occhetti, anch’egli perito informatico, ha spiegato che i dati digitali avrebbero permesso di chiarire questo punto. “È dimostrabile che ci sia stata un’attività sulla tesi nel momento in cui Alberto non era presente a casa di Chiara”, ha detto, chiarendo subito che questa ricostruzione non era frutto di nuove analisi, ma di informazioni già raccolte dai RIS nel 2007.
Occhetti ha poi spiegato come i software di videoscrittura utilizzati lasciassero tracce precise: “Già le prove dei RIS avevano indicato che il sistema di videoscrittura lasciava tracce nel momento in cui si realizzavano gli accrescimenti di contenuti”.
Questi dati permettevano di capire esattamente quando il documento veniva aggiornato, indipendentemente dalla presenza fisica dello studente.
“E questo ritengo sia stato quello che è stato riscontrato oltre ai nostri rilievi”, ha aggiunto il perito, confermando che le analisi condotte insieme ai RIS hanno dato una visione coerente dei fatti.
In pratica, i rilievi informatici hanno confermato che alcune modifiche alla tesi potevano essere effettuate senza la partecipazione diretta di Alberto Stasi, come sostenuto dalla difesa, mentre altre tracce erano compatibili con attività compiute da Chiara Poggi stessa.
Le dichiarazioni dei periti hanno permesso di spiegare perché alcune decisioni investigative, spesso contestate in passato, erano basate su elementi concreti. La scelta di non approfondire l’accesso alla cartella militare, per esempio, non fu un’omissione: si trattava di una valutazione probabilistica basata sui dati di log digitali.
Analogamente, le verifiche sulla tesi di laurea hanno permesso di distinguere tra le attività effettivamente svolte da Stasi e quelle compiute in sua assenza, confermando la validità delle conclusioni raggiunte dal giudice Vitelli.
“Date le tracce lasciate dai software di videoscrittura e le prove dei RIS, era possibile ricostruire in modo preciso quando e come venivano apportate le modifiche”, ha spiegato Occhetti.
In questo modo, l’analisi digitale ha fornito strumenti fondamentali per chiarire il contesto e per distinguere le responsabilità tra le persone coinvolte.
Il caso Stasi dimostra quanto la tecnologia possa essere decisiva nelle indagini complesse. Grazie alle analisi dei periti Porta e Occhetti, emerge come sia possibile distinguere attività fisiche e digitali, ricostruire sequenze di eventi e valutare la probabilità di determinate azioni.
La puntata di “Quarto Grado” ha ricordato al pubblico l’importanza della scienza forense digitale, che consente di comprendere meglio la dinamica dei fatti, anche a distanza di anni. Le dichiarazioni dei periti hanno così contribuito a chiarire i dubbi storici sulle scelte investigative, offrendo un quadro più completo delle evidenze che hanno portato, allora, all’assoluzione di Stasi.
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