Le quattro lezioni di (e con) Peter Thiel
Da domenica a Roma il ciclo di incontri con il numero uno di Palantir Ad organizzare l'evento l'associazione culturale Vincenzo Gioberti
Capita, nelle epoche di confusione, che alcune idee antiche riappaiano, in veste rinnovata e a dispetto di chi le vorrebbe sepolte. È questo il caso del neoguelfismo italiano. L’Associazione culturale Vincenzo Gioberti ha colto l’opportunità di organizzare una serie di quattro lezioni con Peter Thiel. Con l’eccezione di pochi interlocutori attenti, come l’illustre testata che ci ospita, molti osservatori sono rimasti intrappolati in quella logica ridicola per cui è nero tutto ciò che non è arcobaleno; si sono auto-confinati in narrazioni ideologiche o false - quelle che sono circolate sull’Angelicum, su un intervento del Papa, su presunti giri d’affari loschi, sul perdurare dei nostri rapporti con la Vannacci-sfera.
In realtà, interloquendo con Peter Thiel l’Associazione Gioberti si limita a svolgere la stessa missione che persegue dalla sua nascita: promuovere ricerche e incontri fondati sulla tradizione del pensiero classico e cristiano; riaffermare principi fondamentali per fronteggiare la crisi dell’Occidente, come la sussidiarietà, il ruolo primario dei corpi intermedi, l’identità cristiana a fondamento dell’Europa e di una autentica integrazione.
Specularmente, l’interesse di Peter Thiel identifica l’Associazione Gioberti come un’alternativa capace, per la forza della sua visione, di capire e valorizzare la sua proposta intellettuale. Thiel, infatti, ha il coraggio e la libertà intellettuale di denunciare la presenza di forze, più o meno occulte, intente a distruggere ciò che resta della civiltà umana e della sua dignità; lo fa a partire da un’immagine, quella dell’Anticristo, che mantiene un richiamo simbolico e capacità esplicative senza pari, anche se è ignorata o ridicolizzata.
Il suo è lo stesso spirito con cui la Gioberti ambisce a criticare e avversare quelle forme politiche della modernità prima tra tutte, lo Stato - che sembrano inevitabili ma si rivelano sempre più instabili e violente. È uno spirito che non si rassegna all’equazione tra fine delle ideologie e fine delle idee; uno spirito che indaga anche esperienze e modelli politici premoderni, perché riconosce la profonda verità evangelica che «il vecchio è migliore» (Lc, 5, 39).
Il vecchio, qui, non consiste in nostalgie puerili e soporifere per esperienze trascorse si tratti del ventennio fascista, della Democrazia Cristiana o del Sessantotto. Significa, piuttosto, disporsi al futuro con uno sguardo inattuale, a partire da modelli storici e ideali che per secoli hanno garantito un ordine sociale integrale - il feudalesimo, i Comuni lombardi, la Repubblica Serenissima, gli Imperi.
Nel formulare le sue iniziative, la nostra Associazione si rifà alle idee e alle esperienze di uomini e donne straordinari che, nel corso dei secoli, hanno edificato e sostenuto l’ordine morale e culturale dell’Occidente. Lo fa con uno spirito critico e di resistenza nei confronti della modernità e di quelle sue forme politiche- prima tra tutte, lo Stato che sono ritenute ineludibili, ma che tradiscono una inadeguatezza crescente. Con ogni probabilità, questa sensibilità storica e filosofica ispirerà i signori del Great Stereopticon e una certa, supposta «intellighenzia» ad apostrofarci come reazionari o entusiasti di un Ancien Régime ormai sepolto dalla storia. Poco ci importa. La presenza di Peter Thiel ci avverte dell’importanza di questo sforzo, che è in primo luogo spirituale. Ci segnala che è possibile sfuggire al pericolo di Stati sempre più grandi e insensibili ai bisogni delle comunità, così come all’aspirazione a un governo mondiale che mascheri l’oppressione con promesse di sicurezza e progresso. Ascoltare con attenzione questo avvertimento è un primo atto di resistenza: solo il silenzio e il rigore svelano ciò che salva e, dunque, merita di essere conservato. Il resto è chiacchiera.
Associazione culturale Vincenzo Gioberti
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