Dove ci porterebbe la comitiva Conte-Schlein Bonelli-Fratoianni? Tra Cina e Iran...
Certo che la guerra, qualunque guerra, ci preoccupa e ci spaventa. Solo degli irresponsabili potrebbero abbandonarsi a una specie di assurda esaltazione bellicista. Ciò detto, quando le cose succedono (incluse quelle spiacevoli), esiste il preciso dovere politico e morale di comprendere cosa accadrebbe se i nemici della libertà dovessero trovarsi in condizione di rivendicare una qualsiasi forma di successo. Applichiamo questo criterio all'orrendo regime iraniano. In tredici giorni è stato quasi completamente schiantato dall'azione di AmericaeIsraele: la sua leadership decapitata, la sua capacità offensiva depotenziata, la sua possibilità di trovare solidarietà internazionale azzerata, il nuovo leader una specie di ologramma. Gli resta solo un'opzione disperata e distruttiva: quella legata ad attacchi contro le navi nello Stretto di Hormuz, e, in prospettiva, ma solo se il conflitto sciaguratamente durasse più a lungo del previsto, l'innesco di una crisi energetica (che al momento non c'è, e che siamo in tempo per scongiurare). Eppure, con l'eccezione di questo giornale e di non più di un paio di altre testate, in Italia il racconto è ossessivamente unidirezionale: contro Trump, contro Israele, e quasi indulgente verso un regime assassino e terrorista, a cui si attribuisce una forza che non ha più.
“Strappare la vittoria dalle fauci della sconfitta”, si dice in inglese per intendere un successo acciuffato in extremis e contro ogni ragionevole previsione. Ecco, al contrario molti media occidentali arrivano al paradosso, nel loro antitrumpismo compulsivo, di voler “strappare una sconfitta dalle fauci della vittoria”. Ragionano così: la vittoria è a portata di mano, ma occorre evitare di coglierla. E sperano che Trump, per ragioni varie (mediatiche o elettorali), sia indotto a fermarsi, regalando un successo morale a Teheran. Immaginatevi le risate a Pechino, a quel punto: nel vedere per l'ennesima volta un Occidente debole e confuso. Ed è proprio lì che ci porterebbe la comitiva Conte-Schlein-Bonelli-Fratoianni. Tra Pechino e Teheran. Pensiamoci bene.
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