sviluppi a breve
Garlasco, un anno dalla riapertura del caso: gli elementi fondamentali e l’indagine su Sempio
Era l’11 marzo 2025, esattamente un anno fa, quando i giornali annunciavano la notizia relativa alla riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 (per il delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere Alberto Stasi). La nuova inchiesta, coordinata dalla Procura di Pavia, vede indagato con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Il trentottenne, la cui posizione era già stata archiviata in passato, rischia ora di finire a processo. Come anticipato dal Corriere della Sera, entro novanta giorni gli inquirenti pavesi potrebbero formulare una richiesta di rinvio a giudizio. Parallelamente, a Brescia, nei mesi scorsi è stato aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’ex sostituto procuratore di Pavia Mario Venditti, che, secondo l’accusa, nel 2017 avrebbe favorito l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio. Anche il padre di quest’ultimo, Giuseppe Sempio, è indagato per lo stesso reato a seguito del ritrovamento di un biglietto ritenuto sospetto all’interno della sua abitazione.
Leggi anche: Garlasco, la certezza dell’avvocato Lovati: “L'assassino di Chiara non si troverà mai. Stasi sarà riabilitato”
Il DNA e l’impronta 33
Dopo la notizia della riapertura delle indagini, formalizzata nel gennaio 2025, Andrea Sempio è stato convocato per il prelievo del DNA. Le analisi genetiche si sono concentrate sulle tracce maschili rinvenute sotto le unghie della mano sinistra di Chiara Poggi. Dalla relazione della genetista Denise Albani, la perita incaricata dal gip, è emerso che il profilo genetico rilevato risulta compatibile con la linea paterna di Sempio. Tuttavia, l’esperta ha sottolineato che il materiale analizzato era parziale e degradato e che, proprio per questo motivo, non può essere considerato identificativo in maniera assoluta. Un altro elemento particolarmente discusso e controverso è rappresentato dalla cosiddetta “impronta 33”, una traccia palmare rilevata sul muro lungo le scale della tavernetta dove è stato trovato il corpo della ventiseienne. Gli inquirenti ritengono che, in ipotesi, l’impronta possa essere compatibile con la mano di Sempio. Tuttavia, anche in questo caso, nonostante l’impiego di strumenti digitali e software avanzati per l’analisi delle tracce, non è stato possibile attribuire con certezza l’impronta all’indagato. Nel contesto della riapertura delle indagini, la gip di Pavia Daniela Garlaschelli ha disposto l’analisi dei reperti rinvenuti nella spazzatura della casa di Chiara al momento del delitto. Dagli accertamenti, però, non sembrerebbero essere emersi elementi significativi ai fini dell’indagine.
Leggi anche: Garlasco, Sempio e la deriva del caso: “È diventata una soap opera, la gente mi chiede i selfie”
Le intercettazioni
Per quanto riguarda le attività investigative tradizionali, la Procura ha riesaminato vecchi verbali e intercettazioni telefoniche. Gli inquirenti hanno rilevato che alcune intercettazioni risalenti al 2017, quando Sempio era stato indagato per la prima volta, non furono trascritte o registrate integralmente nei verbali ufficiali. Alla luce della nuova inchiesta, questo elemento viene oggi considerato anomalo. Secondo chi indaga alcuni passaggi ritenuti importanti “sono spariti dai brogliacci ufficiali” o sono stati trascritti in modo non corretto agli atti, alimentando l’ipotesi di eventuali contatti, non chiaramente documentati, tra Sempio e due ex carabinieri.
Il movente e i dubbi da chiarire
Nel complesso, restano ancora molti dubbi da chiarire sulla dinamica del delitto e, in particolare, sull’orario della morte. In tal senso potrebbero essere decisive la relazione redatta dall'anatomopatologo forense Cristina Cattaneo, depositata in procura lo scorso febbraio, e la nuova bpa (bloodstain pattern analysis) elaborata dai Ris di Cagliari. Un altro aspetto su cui gli investigatori stanno tentando di fare luce è il movente del delitto. L’ipotesi è che Chiara possa aver visionato alcune foto contenute nella cartella “Militare” sul pc del fidanzato. La difesa di Stasi e gli avvocati di parte civile hanno fatto analizzare i computer dai rispettivi consulenti tecnici, ma dagli accertamenti sono emerse risultanze contrastanti. Proprio per fugare ogni possibile dubbio, la Procura ha deciso di disporre accertamenti tecnici anche sul computer utilizzato da Chiara e dalla sua famiglia, con l’obiettivo di verificare contenuti, cartelle e file che possano contribuire a chiarire ulteriormente le circostanze del delitto.