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Primavera anarchica, mobilitazione per Cospito e lotta dura contro il 41 bis

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Davide Di Santo
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 Non la lotta all’«imperialismo di Trump». Non quella al «genocidio» messo in atto da Israele. Non la difesa dei compagni palestinesi in galera per le inchieste sui soldi a Hamas. Per gli anarchici la madre di tutte le battaglie è quella al fianco di Alfredo Cospito. La «A» cerchiata è tornata a farsi vedere nella guerriglia Pro Askatasuna a Torino, nella firma dei sabotaggi olimpici, nei picchetti per Hannoun e compagnia islamista. Tutte istanze sentite dalla galassia anarchica ma che oggi cedono il passo alla mobilitazione più importante, quella per la rimozione del 41 bis al personaggio simbolo di un movimento che lo considera alla stregua di un martire.

La data clou è imminente. Entro il 5 maggio scadono i 4 anni entro i quali il regime del carcere duro dei mafiosi in cui l’irriducibile anarchico pescarese è ristretto va confermato o rimosso. I segnali di una «primavera calda» sono numerosi. Manifestazioni per il «compagno Alfredo» sono in programma domani a Spoleto, il 14 marzo a Marina di Carrara e il 18 a Pisa. Il tam tam sui blog anarchici è partito da tempo e dalla prosa antagonista dei comunicati trapela la speranza che la battaglia per Cospito dia nuovo impulso alla lotta.

 

Prova di un fermento evidente è il comunicato con cui il collettivo di matrice anarchica «Sabotiamo la guerra», che a febbraio ha organizzato a Viterbo una manifestazione e un convegno che sovrapponevano istanze ProPal, antioccidentali e per Cospito, commenta tra le altre cose la prima pagina del Il Tempo del 20 febbraio. Pubblicavamo un articolo sulla lettera dal carcere di Anna Beniamino, compagna di Cospito che sta scontando a Rebibbia una lunga condanna per vari fatti tra cui attentati e sabotaggi. Il titolo era «Chiamata alle armi» con la «A» cerchiata come il simbolo dell’anarchismo. Beniamino in un lungo messaggio diffuso nella mobilitazione di Viterbo, e di cui abbiamo dato notizia, indicava ai compagni liberi gli obiettivi della lotta. Il giorno successivo ospitavamo un’intervista del sottosegretario Andrea Delmastro.

«Una dimostrazione che la nostra iniziativa abbia colto nel segno la possiamo dedurre dalla campagna mediatica che settimane dopo si è scatenata contro di essa», si legge nello scritto di «Sabotiamo la guerra» che parla di «provocazione» da parte del «giornalaccio dell’onorevole Angelucci», quotidiano che «soventemente fa da ventriloquo delle fazioni di estrema destra dei servizi segreti italiani». Al netto degli attacchi a un organo di informazione, il collettivo punta il dito su Delmastro: «Alla domanda su come evitare che fatti così gravi potessero ripetersi – cioè che un prigioniero osasse scrivere "lotta alla repressione" e "gentaglia al governo" – Delmastro rispondeva: "implementando le misure carcerarie per questo tipo di persone, inserendole nei circuiti giusti al fine di renderle inoffensive". Un suggerimento esplicito di trasferimento in 41 bis, o forse un’anticipazione di una ristrutturazione generale dei circuiti differenziati».

 

Temono, dunque, un nuovo giro di vite con la stretta decisiva del sottosegretario alla Giustizia, che di Cospito si è occupato lungamente. Tuttavia l’attenzione mediatica galvanizza l’ambiente: se i proclami di un’anarchica vengono considerati attacchi allo Stato «siamo sulla strada giusta», scrivono. Un sentiero che appare segnato, con le varie tappe della lotta «per Alfredo» che riempiranno il calendario antagonista mentre continuano i processi agli anarchici protagonisti degli scontri seguiti alle proteste pro Cospito di quattro anni fa.

 

A eccezione dei terroristi delle Nuove Br il pescarese attualmente è l’unico recluso «politico» al 41 bis, applicato per oltre 700 detenuti legati alla criminalità organizzata. Cospito ha rischiato l’ergastolo per un cumulo di azioni, dalla gambizzazione del dirigente di Ansaldo Nucleale, Andrea Adinolfi, nel 2012, alle bombe piazzate alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nel Cuneese, senza vittime. Ha comunque ricevuto una pena esemplare a 23 anni di reclusione gravata dall’accusa di attentato terroristico alla sicurezza dello Stato e, proprio a causa dei messaggi lanciati dal carcere, il regime del 41 bis a cui ha opposto lo sciopero della fame che ha catturato l’attenzione dei media e della politica. Nel suo nomela nuova lotta degli anarchici contro l’autorità e lo Stato.

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