Giustizia e migranti, il "trucco" della richiesta d'asilo per liberare pure gli stupratori
I magistrati romani fanno tornare altri clandestini dal Cpr in Albania Tra loro un marocchino condannato per violenza sessuale di gruppo
Curricula criminali impressionanti. La ferma volontà di assicurare maggiore sicurezza ai propri cittadini da un lato, l’ottusa convinzione che difendere i propri confini e arginare l’immigrazione clandestina differisca dal buonismo imperante e dal dogma progressista. Giorgia Meloni punta il dito contro le toghe rosse che remano contro il progetto del cpr in Albania. E lo fa senza fronzoli, in una lunga intervista rilasciata ieri a Rtl 102.5.
«Alcuni immigrati illegali sono stati trasferiti in Albania qualche giorno fa e alcuni giudici non hanno convalidato il trasferimento e ci hanno costretto a riportarli in Italia. Ma noi come facciamo a garantire la sicurezza dei cittadini così? Ma ci si rende conto di quanto siano surreali queste decisioni, di quanto incidano non sul lavoro del governo ma sui diritti dei cittadini, primo tra i quali è il diritto alla sicurezza?». Il nostro giornale vi può raccontare di tre curricula di altrettanti clandestini portati in Albania e poi riportati in Italia su decisione del Tribunale di Roma. Il primo si riferisce ad un marocchino nato nel 1987. Davvero interminabile la lista dei suoi precedenti: si va dallo spaccio di sostanze stupefacenti, nel biennio 2014-2015, al reato di immigrazione clandestina nel 2015. Senza dimenticare l’ingresso e il soggiorno illegale sul territorio nazionale nel 2016 e, l’anno successivo, il furto.
Anche sul fronte delle condanne il trentanovenne non si è fatto davvero mancare nulla: resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di droga nel 2014, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo quattro anni più tardi e un nuovo arresto per spaccio di sostanze stupefacenti nel 2025. Lo scorso 17 febbraio da Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, è stato trasferito al Cpr di Gjader, per essere successivamente riportato in Italia il 25 febbraio. Il motivo della mancata convalida da parte della Corte d’Appello di Roma è da ricercare nella richiesta della protezione internazionale. Finita l’epopea dei Paesi terzi non sicuri, serviva una nuova scusa. Prontamente fabbricata dai legali che seguono questi malviventi. Per le toghe rosse, la valutazione di quella domanda (nonostante curricula simili) necessita il ritorno nei nostri confini.
Anche nel secondo caso si tratta di un marocchino, nato nel 1993, in Italia dal 22 settembre 2016. Questi i suoi precedenti penali: condanna per rapina e spaccio di stupefacenti (il 28 agosto del 2020), resistenza a pubblico ufficiale (il 13 maggio del 2024 e il 17 luglio del 2024) e violenza a pubblico ufficiale il 23 luglio del 2024. Dal Cpr Corelli viene trasferito in Albania e subito rimandato indietro. Per quale motivo? Ovviamente per la richiesta di protezione internazionale prontamente accolta dalla Corte d’Appello della Capitale. Dulcis in fundo, un altro baldo giovane, nato in Marocco nel 1994, con un cv da guinness dei primati.
Furto, furto aggravato e porto d’armi o oggetti atti ad offendere nel 2019; rifiuto di accertamento del tasso alcolemico due volte nel 2022 e, nello stesso anno, resistenza a pubblico ufficiale; due anni più tardi arrestato per spaccio e produzione e traffico di sostanze stupefacenti. Condannato per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, arrestato per violenza a pubblico ufficiale e per lesioni personali.
Da Palazzo San Gervasio viene trasferito a Gjader e, indovinate un po’, riportato in Italia a seguito di richiesta della protezione internazionale. La nuova scusa per boicottare i centri in Albania e impedire al governo di rendere più sicure le nostre città.
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