Intelligence, l'asse anarchici-Islam radicale è la vera minaccia per l'Italia
La guerra in Iran e le tensioni internazionali riaccendono l'allerta sulla sicurezza interna. Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica monitora con «attenzione massima» il rischio di convergenze tra ambienti antagonisti e radicalismo islamico. A indicare il rischio è stato il direttore dell'Aisi, Bruno Valensise, durante la presentazione della "Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza", il documento che traccia gli scenari della sicurezza nazionale e orienta l'attività dell'intelligence italiana: «Stiamo monitorando le reazioni rispetto all'attacco all'Iran e la possibile saldatura tra ambienti che hanno avuto altri obiettivi - ha spiegato - L'attenzione è massima alle prossime manifestazioni di piazza già previste. C'è un impegno costante da parte nostra con le forze di polizia». Alla domanda sul rischio di convergenza tra antagonisti e Islam radicale, Valensise ha aggiunto: «È chiaro che il rischio e la preoccupazione c'è».
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La Relazione, che ha come bussola la tecnologia che «ha smesso di essere soltanto innovazione per diventare il motore del cambiamento e uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza del Paese», è stata presentata ieri nell'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, con il saluto del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e gli interventi del sottosegretario Alfredo Mantovano, del presidente del Copasir Lorenzo Guerini e dei vertici dell'intelligence Vittorio Rizzi, Giovanni Caravelli e Bruno Valensise. Uno dei temi, però, fotografa un contesto interno in cui la conflittualità ideologica e l'impatto delle crisi internazionali continuano ad alimentare circuiti radicali. Secondo il documento, «l'attivismo anarco-insurrezionalista si conferma come il vettore di minaccia più concreto anche alla luce dei recenti attentati compiuti nel contesto delle proteste contro i Giochi Olimpici Milano-Cortina ai danni della rete ferroviaria nazionale». L'Intelligence, inoltre, ricostruisce anche l'evoluzione della galassia antagonista e dei circuiti più radicali. «L'eterogeneo movimento antagonista ha cavalcato l'onda mobilitativa contro il conflitto a Gaza per favorire la convergenza tra tematiche e istanze diverse, nonché per ricompattare il fronte del dissenso facendo leva sull'antisionismo, sulla denuncia della cosiddetta "economia di guerra" e sulle sue ricadute in ambito socio-economico».
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In questo contesto, «l'opposizione alla tecnologia è un tema strumentalizzato dal dissenso antagonista per favorire la convergenza tra i diversi fronti della contestazione». L'intelligence segnala, poi, come le crisi internazionali possano alimentare nuove mobilitazioni radicali. «Quanto all'evoluzione dello scenario contestativo ed eversivo interno, resta centrale il tema dell'opposizione alla guerra, agli investimenti bellici e all'"imperialismo", anche in funzione degli sviluppi delle crisi internazionali». In questo scenario, il conflitto con l'Iran rappresenta un possibile fattore di escalation anche sul piano della sicurezza europea. «Nel 2025 - spiega il direttore dell'Aisi - abbiamo avuto campagne anti-sistema, anti-militariste, pro-Pal, in difesa degli spazi sociali, all'interno di queste campagne, rispetto a quanto accaduto giorni fa in Iran, chiaramente quello che stiamo monitorando sono le reazioni e la possibile saldatura di ambienti che al momento hanno avuto di mira altri obiettivi». Per l'intelligence, «non può infatti escludersi un innalzamento – anche in Europa e in Italia – del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi». E sul piano della propaganda estremista, il documento sottolinea che «la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un "jihad globale" contro il "comune nemico" occidentale». È proprio questa possibile convergenza tra crisi internazionali, mobilitazioni di piazza e radicalizzazione ideologica il nodo che oggi i servizi italiani stanno osservando con maggiore attenzione. Un monitoraggio che, nelle parole di Valensise, resta «costante e duraturo».
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