Mantovano smonta il No «Nuovo Csm per sanzionare la sciatteria di certe toghe»
«Il nuovo Csm per sanzionare la sciatteria di certi magistrati». Non utilizza giri di parole Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, intervenendo al convegno “Un Sì per più Giustizia e più Libertà”. Nella sala refettorio del Pio Sodalizio dei Piceni, nella capitale, l’esponente del governo smentisce, punto per punto, le ragioni del No e spiega, al contrario, perché sia auspicabile il cambiamento voluto dal ministro Nordio.
La tanto discussa separazione delle carriere, a suo parere, non è altro che il «completamento di un percorso», indispensabile a tutelare quella «percezione di imparzialità del giudice», che non dovrebbe, per alcuna ragione al mondo, essere messa in discussione. A chi, invece, polemizza sul sorteggio per l’elezione dei membri togati del Csm replica con una battuta diretta ed efficace: «Quando vai in un pronto soccorso non trovi la lista dei medici tra cui puoi scegliere». Mentre a chi esprime dubbi per "inesperienza e incompetenza al vertice di un organo fondamentale” spiega come con le novità introdotte certamente non sarà baciato dalla fortuna l’ultimo ragazzino ad aver vinto il concorso. «Già con la Cartabia – ribadisce – è previsto che servano dodici anni di anzianità. In seguito ci sarà un filtro ancora più ampio».
Il motivo per cui si registra tanta ostruzione, piuttosto, è che, con la riforma, sarà «molto più difficile realizzare l’organizzazione in correnti», ritenuta una dei «guai» da eliminare». Ancora più duro l’ex togato quando parla del nuovo organismo disciplinare. Quest’ultimo, chiarisce, «non entrerà nel merito, ma servirà a sanzionare quei magistrati negligenti, che non hanno neanche in considerazione i fondamenti generali della deontologia». Ecco perché gran parte di quella sinistra, che fa passare il voto del 22 e 23 marzo come un qualcosa di «apocalittico», si comporta in un determinato modo solo perché ha difficoltà ad argomentare. «Nella propaganda del No il mandiamo a casa Meloni – ricorda – è il motivo più ricorrente e immediato».
Detto ciò, esiste anche un’ampia frangia di “progressisti responsabili e garantisti”, come quella costituita dall’ex ministro Pd Giuseppe Fioroni e dal costituzionalista dem Stefano Ceccanti, che ieri, si sono intrattenuti, per più di qualche minuto, con chi ha voluto superare lo status quo. Tanti sostenitori del Sì, come evidenziato dallo stesso Mantovano, non voterebbero mai per l’attuale premier. Chi vuole unire, a ogni costo, il futuro della coalizione con un’indispensabile modifica costituzionale, pertanto, commette un grave errore: «È stato fatto da Renzi - conclude il sottosegretario - e sappiamo tutti come è finita. Detto ciò, abbiamo preferito non collegare le due cose non perché abbiamo paura di perdere, ma perché vogliamo che gli italiani decidano sul merito delle proposte. Il rischio di congiungere il referendum con le sorti del governo, inoltre, potrebbe avere proiezioni negative sul futuro di tutte le riforme. Immaginate che non si vota un qualcosa inerente la salute delle persone solo perché l’ha proposto questo o quel partito».
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