Murale "comunista" sulla scuola. FdI: "Fa propaganda". E dimentica la pagina nera della Resistenza
ll murale dedicato ai partigiani che campeggia su una scuola di Palermo è finito al centro di una polemica politica. È stata Carolina Varchi, parlamentare di Fratelli d'Italia, a criticare nei giorni scorsi l'opera per la presenza di "una bandiera rossa comunista". Nel dipinto la bandiera rossa esiste, insieme a quella dell'Italia, ma non è presente il simbolo della falce e martello. Accompagna il volto di Pompeo Colajanni, partigiano siciliano delle brigate Garibaldi e poi parlamentare del Pci. Insieme a lui, nel murale confronta il volto della partigiana Olema Righi. "Si tratta di propaganda comunista - ha affermato Varchi - seppure camuffata da ricordo della Resistenza. Un'iniziativa chiaramente orchestrata dall'Anpi, associazione notoriamente e storicamente schierata politicamente. Se l'intenzione fosse stata, soltanto, esaltare il ruolo di uomini e donne antifascisti nella guerra civile, sarebbe bastato esporre unicamente il tricolore simbolo che unisce tutti. Invece si è voluto mettere una bandiera divisiva, quella rossa comunista, per fare becera propaganda politica in una scuola pubblica". "Ho presentato un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione Valditara, per conoscere se e a quali condizioni un'associazione politicamente connotata possa utilizzare e fruire della facciata di una scuola pubblica per veicolare messaggi che risultano chiaramente orientati", ha sottolineato Varchi.
La presa di posizione sull'opera, dipinta dall'artista Igor Scalisi Palminteri sulla facciata dell'Ic Alberico Gentili, è stata definita "surreale" dai segretari Flc Cgil Sicilia e Flc Cgil Palermo Adriano Rizza e Fabio Cirino. "L'opera - hanno aggiunto - è stata patrocinata dal Comune di Palermo, inaugurata dal sindaco Lagalla e finanziata dalla Regione Siciliana con il parere positivo della Soprintendenza". C'è poi chi ricorda che nel murale è in bella vista anche una bandiera tricolore in ossequio ai valori costituzionali comuni della Resistenza e della libertà, per i quali, hanno appunto sacrificato la loro vita tantissimi partigiani". E ci sono altri che, per confondere le acque, ramnentano che le Brugate Garibaldi "avevano il rosso come colore dei fazzoletti". Dimenticando di dire che in queste brigate, a cui facevano riferimento partigiani come Olema Righi e Pompeo Colajanni, erano organizzate dal Partito comunista e il vessillo era rappresentato in molti casi dal Tricolore con una stella rossa al centro, come quella dell'Unione Sovietica. I nomi dei comandanti rappresentano appieno l'ideologia di fondi. A guidarle, tra gli altri, furono Luigi Longo, segretario del Pci dal 1964 al 1972; Gian Carlo Pajetta, deputato, europarlamentare e responsabile Esteri per il Pci; Giorgio Amendola, anche lui a Montecitorio e Strasburgo per la Falcece martello. Senza parlare poi dell'eccidio di Porzûs del febbraio 1945, in cui alcuni partigiani delle Brigate Garibaldi uccisero 17 partigiani delle Brigate Osoppo di ispirazione cattolica. Ma questo forse a scuola non si insegna!
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