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Giovanni Pellegrino: «Il Pd sbaglia a opporsi alla riforma. Smantellerà le correnti nel Csm»

L'ex senatore, prima del Pci e poi del Pds, voterà Sì al referendum sulla giustizia «perché è coerente con la riforma Vassalli»

Edoardo Romagnoli
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Questa riforma mi sembra coerente con scelte ordinamentali che abbiamo fatto da tempo. La prima è stata la riforma Vassalli e quindi l’introduzione di un rito tutto sommato prevalentemente accusatorio nel processo penale. La seconda è l’inserimento in Costituzione del I nuovo testo dell’articolo 111 che vuole il giudice sia non solo imparziale ma anche terzo rispetto a chi accusa e chi difende». L’avvocato Giovanni Pellegrino, senatore della Repubblica dal 1990 al 2001 per il Partito Comunista Italiano e poi per il Partito Democratico della Sinistra, spiega il motivo per cui voterà Sì al referendum della Giustizia.

Una delle tesi del fronte del No è che con questa riforma la magistratura finirà sotto l’egida del governo. C’è davvero questo pericolo?
«Se restiamo nel merito delle norme questo non è vero perché l’articolo 4 nella nuova formulazione dice con chiarezza che la magistratura è un ordine indipendente da ogni altro potere dello Stato e si distingue in magistrati requirenti e giudicanti. Quindi, se stiamo nel merito delle norme oggetto dei requisiti referendari, non vi è alcun pericolo di una sottomissione del pm all’esecutivo, né alcun pericolo per la democrazia. Semmai la preoccupazione è un’altra».

Quale?
«Avere un pubblico ministero indipendente e troppo forte, che però sarebbe bilanciato da un giudice terzo e indipendente».

E allora perché c’è questo allarme?
«Secondo me è un errore della forza politica, di cui mi sento ancora parte. Il Pd avrebbe fatto meglio a non dire pregiudizialmente No a una riforma perché proviene dall’odiata Meloni, ma misurarsi nel merito e semmai cercare di migliorarla».


Come?
«Per esempio rendere il sorteggio filtrato anche nei consigli superiori delle due magistrature, così come è filtrato nella previsione della formazione della nuova corte di giustizia».

In che modo?
«Prevedendo che il sorteggio avviene fra magistrati che abbiano una certa esperienza una certa carriera che abbiano superato almeno alcune delle valutazioni di professionalità in modo positivo, cioè per impedire che possano essere dei magistrati impreparati all’esercizio dell’autogoverno, perché un magistrato di prima nomina può non essere adatto alla gestione della categoria professionale, di cui fa parte».


A proposito di sorteggio, un’altra delle critiche è che se per i magistrati si tratta di un sorteggio puro, per i membri laici si sorteggia da una lista precedentemente stilata dalla politica.
«Anche se è la politica che li seleziona sarebbero comunque in minoranza. Diciamo la verità la posizione dei No, che non condivido, è un inammissibile processo alle intenzione non si critica la legge per quello che dice e per gli effetti che immediatamente produce, ma si critica perché nelle intenzioni dei proponenti, cioè della maggioranza, ci sarebbe l’intenzione di rifare riforme ulteriori e quindi per esempio portare il pm sotto il controllo dell’esecutivo. Però è un processo alle intenzioni, una volta che le norme non prevedono questo».

Quindi non è una riforma contro la magistratura?
«No, ma è sicuramente contro l’associazione nazionale dei magistrati (Anm) che non è un organo costituzionale, ma è un’associazione di diritto privato diventata potentissima. Una riforma della giurisdizione disciplinare non più affidata alla logica correntizia del Csm mi sembra un risultato positivo».

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