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Acca Larentia, prosciolti i militanti indagati: quei saluti romani non sono reato

Foto: Ansa 

Francesca Mariani
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Una “vittoria del diritto”. Così Casapound ha commentato la decisione del gup di Roma che ha prosciolto i militanti indagati nell'ambito dell'indagine sui saluti romani davanti all'ex sede dell'Msi in via Acca Larentia, a Roma. ''Per quanto riguarda la Legge Scelba - fa sapere Cpi in una nota - sarebbe stato escluso il presupposto stesso dell'accusa: il pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista. La commemorazione dei caduti di Acca Larentia è un momento di ricordo, non un atto di riorganizzazione politica vietata. Ancora più significativo è il proscioglimento dall'accusa fondata sulla Legge Mancino. Tale contestazione presupponeva la qualificazione di CasaPound come associazione che propagherebbe tesi razziste e discriminatorie: un'accusa sempre respinta e già smentita anche dalla recente sentenza della Corte d'Appello di Roma nella controversia contro Facebook''.

"Questa decisione - continua Casapund - rappresenta una vittoria del diritto contro anni di strumentalizzazioni, campagne mediatiche e tentativi di trasformare un momento di memoria in un reato. La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione avrebbe già dovuto chiudere definitivamente la stagione delle cacce alle streghe. Invece si è preferito alimentare procedimenti destinati a cadere, con un evidente spreco di risorse pubbliche". "Colpisce - viene sottolineato - che a coordinare l'impianto accusatorio vi fosse ancora una volta Francesco Lo Voi, già protagonista di vicende giudiziarie altamente politicizzate come quella Open Arms. Anche in questo caso, dopo mesi di polemiche e titoli indignati, resta una decisione che ristabilisce un principio sacrosanto: ricordare quei giovani italiani uccisi non è un crimine''. ''La sentenza smonta inoltre le strumentalizzazioni del Partito democratico, che ha utilizzato persino le immagini della commemorazione per alimentare la campagna referendaria contro la riforma della giustizia, con l'intento di delegittimare e vietare un momento di ricordo'', sottolinea CasaPound. ''Acca Larentia - conclude la nota - resta una ferita aperta nella storia nazionale. I caduti attendono ancora piena verità e giustizia. Nessuna intimidazione giudiziaria, nessuna pressione politica potrà cancellare il dovere del ricordo''.

Il 7 gennaio 2024 un gruppo di militanti di destra si era riunito di fronte all'ex sede del Movimento sociale per commemorare l'assassinio, ad opera di estremisti di sonistra, di due militanti appartenenti al Fronte della Gioventù: Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Il duplice omicidio avvenne il 7 gennaio 1978. Il raid venne rivendicato alcuni giorni dopo tramite una cassetta audio, fatta ritrovare accanto a una pompa di benzina, in cui la voce contraffatta di un giovane, a nome dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, una nuova sigla di gruppo terrorista ignoto fino a quel giorno, leggeva un comunicato in cui la sede missina al Tuscolano veniva paragonata ad una "fogna" da liberare dai "topi". Da allora ogni 7 gennaio attivisti di destra ricordano i due ragazzi morti. Una delle armi impiegate nella strage, una mitraglietta Skorpion, venne ritrovata nel 1988 nel covo delle Brigate Rosse in via Dogali a Milano. Subito dopo gli omicidi a Roma, e soprattutto nelle scuole dove studiavano iscritti al Fronte della Gioventù, venne dipinto lo slogan "10, 100, 1.000 Acca Larentia", a riprova che quelle morti non erano frutto di scontri tra ragazzi di ideologie opposte, frequenti in quegli anni, ma erano un atto voluto e che si minacciava di ripetere

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