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Quarta Repubblica, l'ex procuratore Venditti: "Io tradito dalla giustizia". Da Garlasco al Referendum

Valerio Castro 

Torna a parlare l’ex procuratore Mario Venditti, coinvolto in una delle idnagini a latere della nuova inchiesta sul caso di Garlasco. Il magistrato lo fa in una intervista a “Quarta Repubblica”, il programma condotto da Nicola Porro in prima serata su Retequattro.

Venditti apre con una riflessione sul suo rapporto con la giustizia e sulle accuse che lo riguardano: «Dopo che sono stato un uomo della Giustizia per oltre 40 anni mi sento tradito dalla giustizia e non mi aspetto più nulla di buono. Nei miei confronti è stata avviata una campagna denigratoria che non si è mai vista. La procura di Pavia trova uno scarabocchio -perché quello è uno scarabocchio-, il famoso “Venditti gip archivia per 20-30 euro ecc”. Passano mesi e nessuno sente l'autore di quello scarabocchio, poi finalmente questa persona dice che in realtà quella cifra era un preventivo di spese legali e che ha consegnato i soldi in contanti a tre avvocati. Erano soldi che servivano per corrompermi? Nessuno mi ha corrotto. Ma io sono il mostro da sbattere in prima pagina, per dare valore all'indagine, perché un procuratore corrotto fa notizia».

 

Sul referendum sulla giustizia, collegando il tema alla sua vicenda personale e agli strumenti di tutela previsti dal codice, afferma: «E io per difendermi cosa devo fare? Visto che non fanno indagini a mio favore e poiché il codice di procedura penale prevede che l'indagato possa svolgere indagini difensive con il suo avvocato, questo è quello che farò. Se il Pubblico Ministero intende fare il Pubblico Ministero in questo modo, soltanto sostenendo l’accusa, non c'entra nulla con la carriera dei magistrati. E allora le carriere devono essere separate. Io voterò sì al referendum».

Ripercorrendo la perquisizione a suo carico, Venditti racconta: «Io non sono soltanto un indagato, io sono il mostro in prima pagina. Ho avuto a che fare con tanti indagati, con tanti condannati, mi sono sempre comportato correttamente, Questa stessa correttezza però non la vedo negli attuali inquirenti di Pavia e di Brescia. Perciò mi sento tradito dalla giustizia. Nei miei dispositivi non c'è nulla, sono solo cose personali. Io mi sono opposto ai sequestri perché è un mio diritto e non perché ho qualcosa da nascondere. Io ho difeso il diritto alla riservatezza di tutti i cittadini. Qualcuno mi ha contestato dicendo che da ex magistrato avrei dovuto avere il dovere istituzionale di collaborare con la giustizia ma Io non collaboro con chi commette degli abusi, perché non è così che si opera. La mia posizione come uomo, come persona e come professionista, è indebolita…Stavo preparando il caffè, avevo appena acceso la televisione per sentire i primi telegiornali, mancavano pochi minuti alle sette, sento citofonare la guardia di finanza e mentre i finanzieri stanno percorrendo il cortile e non hanno ancora fatto ingresso nella mia abitazione, io sento al telegiornale la notizia che era in corso una perquisizione della mia abitazione».

 

Sul punto interviene anche l’avvocato Aiello, che chiarisce la linea difensiva: «Un'aggressione a mio avviso senza pari. Durante la perquisizione il dottor Venditti era disponibilissimo a dare tutte le password di accesso, sono stato io ad oppormi: non avevano nulla per farlo, non avevano sentito l'autore di quell'appunto, non avevano sentito gli avvocati, non avevano esaminato i conti correnti degli avvocati e al contrario avevano avuto prova provata che non c'era nessun movimento sospetto sul conto di Venditti».

Alla domanda sul “ragionevole dubbio” e sulle scelte fatte, Venditti risponde: «Rifarei esattamente quello che ho fatto. Non ci sono elementi nuovi. Alla fine, gira e rigira, è come il gioco dell’oca, si torna sempre al punto di partenza. Non c'erano cose nuove, perché a ogni consulenza, a ogni perizia, se ne contrapponeva un'altra ed è quello che sta avvenendo adesso, e non si esce da questo. A proposito di ragionevole dubbio, se c'è un consulente che ti dice una cosa, e un altro consulente che te ne dice un'altra, e sono tutte e due consulenze valide tecnicamente, e non fondate sul nulla, allora come ne esci dal famoso ragionevole dubbio? Non vai da nessuna parte». «Mi si addebita il fatto che io ho messo a disposizione della difesa Sempio la consulenza di Linarello. In base a che cosa? Allora, quella consulenza ce l'avevano un po' tutti e perché ero solo io in grado di consegnare questo documento alla difesa Sempio? L’avvocato Lovati lo ha detto in tutte le trasmissioni televisive che è stato un giornalista». Ancora, sul tema dell’interrogatorio e su eventuali “segnali” a Sempio, l’ex procuratore chiarisce: «Quel famoso interrogatorio viene svolto da me, da una collega, che era la prima titolare dell'indagine, alla presenza degli avvocati, non ho sentito nessuno che abbia in qualche modo cercato di consolare l'indagato Sempio. Io ero lì, non ho sentito nessuno, ma poi, sapendo che i colloqui che avrebbe avuto dopo in macchina con i suoi familiari erano intercettati, sarei stato un pazzo a dire una qualsiasi cosa che poi poteva finire nelle intercettazioni».

 

Sulle contestazioni relative a presunti “buchi” nelle intercettazioni, afferma: «Era un'indagine di omicidio, a me interessavano soltanto le conversazioni da cui si potessero trarre elementi per chiarire l'omicidio di Chiara Poggi. Dei soldi, del danaro, delle imprese, non me ne importava niente. Io delego indagini alla polizia giudiziaria, poi la polizia giudiziaria le svolge… si lavora a compartimenti stagni, cioè io faccio il mio, tu fai il tuo e l'altro fa l'altro».

Infine, rispetto al filone del cosiddetto Sistema Pavia, legato alla presunta gestione irregolare delle auto noleggiate dalla Procura e ai rapporti con la società dei fratelli D’Arena (fornitrice anche del servizio intercettazioni), Venditti conclude: «Sono dovuto andare davanti al Riesame per avere il giudice di Berlino che, dopo un attento esame, mi ha dato ragione. Un Audi Q5 l'ho acquistata come fine leasing da una finanziaria, 26.500 euro, non un prezzo di favore. Dai fratelli D'Arena, qualche anno prima, avevo acquistato un Audi Q2, non con pagamenti non tracciati: ho pagato 33.000 euro in vari bonifici. Tutto questo c'è scritto nell’informativa della Guardia di Finanza del 18 luglio; quindi, lo sapevano che io avevo pagato con bonifici. Questo è un falso di cui mi renderanno conto».