L'Ice e le balle della sinistra: quell'accordo ratificato da Renzi con la firma del ministro Orlando
Nessun agente dell’Ice sarà impegnato nei controlli sulla migrazione, ma ci saranno soltanto referenti specializzati nelle investigazioni, privi di alcuna attribuzione sul territorio. Questi professionisti, tra l’altro, potranno consultare soltanto banche dati americane e il loro ruolo sarà di supporto, non di azione. Ecco perché quando la sinistra dice che ai prossimi giochi di Milano-Cortina si possa replicare quanto accaduto a Minneapolis racconta l’ennesima “balla”. In Italia, infatti, ci saranno soltanto gli esperti dell’Homeland Security Investigation, ovvero il braccio non operativo della nota agenzia statunitense. Questi professionisti della prevenzione, a differenza di come paventato da qualche onorevole del campo largo, non solo non potranno intervenire nelle nostre strade, piazze o stazioni, come sta accadendo negli ultimi mesi nelle periferie Usa, ma non avranno alcun accesso a database o archivi, se non quelli appartenenti o collegati alla Casa Bianca.
A dirlo non un protocollo stilato tra l’attuale maggioranza e Donald Trump, ma un accordo fra il nostro governo e gli Stati Uniti sul rafforzamento della cooperazione, fatto a Roma il 28 maggio 2009 e ratificato nel 2014. Parliamo di un periodo in cui a Palazzo Chigi non c’era Giorgia Meloni, ma un esecutivo di sinistra guidato da Matteo Renzi, il cui ministro della Giustizia era un tale Andrea Orlando. Per intenderci lo stesso deputato dem che, oggi, accusa la maggioranza di collaborare con un corpo «non compatibile con la nostra cultura costituzionale».
Peccato che a stabilire la contestata partnership non è stato l’esecutivo demonizzato, bensì una legge firmata dallo stesso dirigente del Nazareno. Lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, oggi finito al centro della polemica, non fa altro che attenersi a una norma mai cambiata. Quando il politico ligure, dunque, sostiene che bisogna far capire all’alleato Donald che «non è opportuno» e «non è il caso» stringere tali tipologie di partnership, non fa altro che criticare quanto da lui sottoscritto. A differenza di come sostenuto, a gran voce, ai microfoni di Coffee Break, programma di La 7, sa benissimo che gli appartenenti all’Ice, a queste latitudini, non potrebbero neanche pensare di intervenire come è consuetudine in Minnesota. Il testo, voluto e approvato da gran parte di quelle opposizioni che ora gridano allo scandalo, infatti, dice chiaramente come possa esserci solo uno scambio di informazioni utile a prevenire ogni forma di terrorismo, ma nessuna delle parti può andare oltre quelle che sono le competenze nazionali.
Motivo per cui la campagna portata avanti contro l’esecutivo non ha alcun senso, considerando che i limiti entro cui potranno muoversi gli americani sono ben definiti da un regolamento, che allora non stilarono le destre di Meloni, Salvini e Tajani, ma quei compagni che adesso insorgono. Un qualcosa, d’altronde, che dovrebbe essere ribadito anche nell’informativa che il titolare del Viminale leggerà mercoledì 4 febbraio in Parlamento. In tal senso, d’altronde, valgono più di mille parole pure le anticipazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia, infatti, spiega, come a Milano-Cortina ci saranno solo solo tre persone dell’Homeland Security Investigation che avranno accesso al Consolato, ma non sostituiranno, in alcuna funzione, i nostri poliziotti. Nonostante ciò, i progressisti continuano a parlare di "minaccia", tanto da organizzare a Milano, anche nel pomeriggio odierno, l’ennesimo presidio contro la presenza Ice nello stivale.
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