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I criminali che la Sinistra coccola scatenano la guerriglia a Torino: 30 feriti. Meloni: "Lo Stato non arretra"

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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Lancio di pietre, bombe carta, lacrimogeni, feriti, un blindato della polizia dato alle fiamme e un agente preso a picconate. A Torino è andata in scena una guerriglia urbana che si è protratta per oltre due ore, nel corso delle proteste contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto lo scorso 18 dicembre perché occupava abusivamente locali pubblici. Sei manifestanti feriti in modo non grave sono stati trasportati dal 118 di Torino al Cto e al Giovanni Bosco. Un'altra quindicina al pronto soccorso c'è andata con mezzi propri. E sono almeno 11 i feriti tra le forze dell'ordine. Una decina di Antagonisti sarebbero stati arrestati. Fatti che hanno portato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a rimarcare che "difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere". "Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all'impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile", ha affermato la premier.

Sui social network è stato postato dall'ex senatore del Pd Stefano Esposito un video che ritrae l'aggressione ai danni di un poliziotto da parte di dimostranti, che lo hanno aggredito a pugni e calci  Poi lo hanno colpito ad una gamba con un piccone da campeggio, ferendolo. Se non fosse stato per gli altri agenti, intervenuti a proteggerlo, la vicenda sarebbe forse finita male. "Le immagini del poliziotto aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato", ha scritto Meloni su X, "A farne le spese sono state le forze dell'ordine, costrette a fronteggiare una vera e propria guerriglia urbana, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata". Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, per chiedergli di trasmettere la propria solidarietà all'agente aggredito e a tutti gli operatori delle forze dell'ordine che hanno subito violenza.

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha espresso "una ferma ed inequivocabile condanna per i gravi disordini verificatisi, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione", e ha annunciato che "il Comune si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari a tutela del patrimonio pubblico e dell'interesse collettivo". "Delinquenti quelli di Askatasuna: peggio di loro c'è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge", il commento del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, mentre per l'altro vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, "servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando".

Il pomeriggio è stato pieno di tensione sotto la Mole. Dopo una partenza separata, i tre cortei, partiti da Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova, sono confluiti in un unico corteo lungo il Po. Circa 15 mila i partecipanti alla manifestazione, ma secondo gli organizzatori in piazza vi erano più di 50 mila persone. Dopo aver svoltato in corso Regina Margherita per raggiungere la sede che ospitava il centro sociale Askatasuna, è salita la tensione. I manifestanti hanno lanciato bombe carta, fumogeni colorati e sparato fuochi d'artificio contro le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, che hanno risposto con getti d'acqua dagli idranti issati sui blindati e un fitto lancio di lacrimogeni. Gli scontri sono continuati tra gli avanzamenti dei manifestanti verso il quartiere Vanchiglia, nel tentativo di raggiungere lo stabile che fino a dicembre scorso ospitava Askatasuna, e la risposta delle forze dell'ordine, che ha respinto indietro il corteo.

 

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