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Magistrati, una supercasta anche per le pensioni: cosa prevede l'intesa Csm-Inps

Foto: Ansa

Giovanni M. Jacobazzi
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Un “servizio pubblico” che entra nel palazzo dell’autogoverno della magistratura, riservato però a una sola categoria di dipendenti: i magistrati. È questo il cuore dell’accordo tra il Consiglio superiore della magistratura e l’Inps, approvato ieri in Plenum dopo un dibattito acceso e una votazione che ha spaccato l’assemblea in due parti perfettamente uguali.

Con 14 voti favorevoli, 14 contrari e un astenuto, è stato decisivo il voto, che vale doppio, del vicepresidente Fabio Pinelli, per dare il via libera all’istituzione di un servizio di “consulenza specialistica” dell’Inps dedicato esclusivamente ai magistrati. Il personale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale fornirà, gratuitamente, informazioni e assistenza in materia previdenziale, assicurativa e pensionistica, sia in presenza, presso la sede del Csm, sia da remoto tramite web meeting. Il Consiglio, da parte sua, metterà a disposizione locali e propri funzionari per agevolare l’attività.

Una scelta che, già nella sua formulazione, solleva più di una perplessità. Il servizio non sarà infatti esteso al personale del Csm, né tantomeno agli amministrativi e cancellieri che lavorano nei vari tribunali. Magistrati sì, tutti gli altri no. Ed è proprio questa asimmetria ad aver alimentato le critiche più dure nel corso del Plenum.

Nel resto della Pubblica amministrazione, chi ha bisogno di una consulenza Inps deve prenotarsi attraverso i canali ordinari: App dedicata e dotarsi di Spid per prendere appuntamenti spesso distanti nel tempo e sportelli territoriali. Un percorso uguale per tutti, o almeno così dovrebbe essere. Per i magistrati, invece, si apre una corsia preferenziale, interna e dedicata, che bypassa le difficoltà comuni a milioni di cittadini.

Non è la prima volta che il Csm finisce sotto i riflettori per iniziative percepite come trattamenti di favore. Negli anni scorsi aveva già suscitato polemiche la presenza, all’interno di Palazzo Bachelet di uno sportello bancario, quello della Banca Popolare di Bari, riservato ai magistrati, con la possibilità di aprire conti correnti e accedere a mutui a condizioni che definire “vantaggiose” è poco. Episodi che, letti in sequenza, alimentano l’immagine di una “casta” che gode di servizi personalizzati, lontani dalla quotidianità degli altri lavoratori pubblici.

Durante il dibattito, alcuni consiglieri hanno messo comunque in dubbio non solo l’opportunità politica dell’accordo, ma anche la sua coerenza istituzionale. Tra i voti contrari spicca quello della consigliera laica Isabella Bertolini (FdI), che ha posto una questione di fondo: se davvero esiste l’esigenza di un supporto previdenziale dedicato ai magistrati, perché l’accordo non è stato stipulato con il Ministero della giustizia, che è l’amministrazione competente per stipendi e pensioni della magistratura?

È una domanda tutt’altro che marginale. Il Csm, per sua natura e funzione, dovrebbe occuparsi di autonomia, indipendenza, nomine e carriera dei magistrati. Che cosa c’entra, allora, con la gestione di servizi previdenziali? E perché farsi carico, anche logisticamente, di attività che esulano dal suo perimetro istituzionale?

Il rischio, segnalato da più parti, è duplice. Da un lato si rafforza l’idea di un Consiglio che travalica il proprio ruolo, trasformandosi in una sorta di “welfare interno” per i magistrati. Dall’altro si espone l’Inps a una critica inevitabile: quella di un ente pubblico che destina risorse e personale a un servizio privilegiato, mentre il rapporto con l’utenza generale resta spesso segnato da ritardi, complessità e disservizi.

Il comunicato ufficiale diramato ieri sera parla di “supporto gratuito” e di un servizio volto a facilitare l’accesso alle informazioni. Ma resta inevasa la domanda più scomoda: perché questo supporto deve essere garantito solo ai magistrati e all’interno della loro sede di autogoverno? E soprattutto: che cosa c’è davvero dietro un accordo che, per modalità e destinatari, appare come l’ennesimo tassello di una sperequazione difficile da spiegare all’esterno? Forse, ancora una volta, su piazza Indipendenza aleggia lo spirito del Marchese Onofrio del Grillo.

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