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Studente preso di mira dal professore di filosofia per la sua fede cattolica: il caso al Giulio Cesare

Giovanni M. Jacobazzi
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La scuola pubblica italiana è laica per Costituzione. Ma la laicità non equivale a ostilità verso il credo religioso, né può trasformarsi in un criterio di penalizzazione per chi professa una fede. Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, uno degli istituti storici "de sinistra" della Capitale, essere cattolici pare invece un handicap.

È quanto denuncia il padre di un ragazzo al penultimo anno di liceo in una lettera indirizzata alla dirigenza scolastica, ripresa l’altro giorno dal senatore di Forza Italia Claudio Fazzone in una interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione e del Merito. Lo studente, in particolare, subirebbe da tempo comportamenti discriminatori, culminati in un brusco e immotivato peggioramento delle valutazioni in storia e filosofia in un clima di costante delegittimazione davanti alla classe. La vicenda, quanto mai sgradevole, si inserisce in un contesto già segnato da forti tensioni interne all’istituto. Il Giulio Cesare è balzato più volte agli onori delle cronache negli ultimi mesi: dalle occupazioni studentesche al ritrovamento nei bagni di liste con nomi di presunti responsabili di violenze sessuali. Episodi che non possono destare interrogativi sul clima educativo e sul rispetto delle regole di convivenza civile all'interno di un liceo frequentato da figli di professionisti, magistrati, alti dirigenti pubblici.

Ora, però, si tocca un altro tema sensibile: la libertà religiosa e la neutralità della scuola. La lettera del genitore, che Il Tempo ha potuto leggere, ricostruisce una sequenza di episodi che, nel loro insieme, delinea un quadro di marginalizzazione. Lo studente, subito dopo aver reso pubbliche le proprie convinzioni religiose, sarebbe stato infatti oggetto di "attenzioni" insistenti da parte del suo docente di storia e filosofia, il quale, dichiarandosi apertamente ateo, lo avrebbe più volte sollecitato a giustificare la sua fede davanti ai compagni di classe.

Un comportamento che avrebbe posto il ragazzo in una condizione di evidente disagio emotivo, costretto a spiegare i motivi della propria fede davanti a tutti.
Parallelamente, si sarebbe registrato un improvviso crollo delle valutazioni: voti gravemente insufficienti in materie dove, fino all’anno precedente, il ragazzo aveva conseguito buoni risultati, con punte di eccellenza.

Nella lettera si elencano anche episodi di isolamento, con l’invito rivolto da una docente alla classe a “fare attenzione” al ragazzo, definito pubblicamente “pericoloso” proprio per le sue convinzioni religiose. Il mese scorso, per la cronaca, il genitore ha incontrato la dirigenza del Giulio Cesare ed il docente coinvolto. Diversi fatti sarebbero stati confermati, ricondotti però a non meglio precisate motivazioni "didattiche". A fronte della richiesta di interrompere queste azioni discriminatorie, la scuola non ha ad oggi adottato alcun provvedimento. Anzi, il ragazzo è stato convocato il prossimo 4 febbraio presso la direzione per valutare il rendimento in condotta. Inevitabile allora l’interrogazione parlamentare con richiesta al ministro Giuseppe Valditara di verificare i comportamenti del docente e l’inerzia della dirigenza scolastica che non garantisce allo studente il diritto ad un ambiente educativo sereno e rispettoso della libertà di credo. Una domanda, scomoda, è inevitabile: cosa sarebbe accaduto se al posto di uno studente cattolico vi fosse stato un ragazzo di fede musulmana? Sarebbe stato ritenuto accettabile sollecitarlo pubblicamente a “giustificare” la propria fede o associare le sue convinzioni a una presunta pericolosità?

Quanto accaduto rientra nella ben nota "tolleranza selettiva” tipica di certa sinistra radical chic: mentre ogni forma di discriminazione verso le altre fedi è stigmatizzata, il cristianesimo è esposto a una banalizzazione sistematica, con il dileggio dei suoi simboli e dei suoi valori: Crocifissi rimossi, simboli cristiani profanati o derisi, prese di posizione liquidate come retrograde.

Ora spetterà al Ministero fare chiarezza e capire perché gli studenti cattolici al Giulio Cesare non sono graditi. La scuola è di tutti, credenti e non credenti.

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