Il braccio destro di Hannoun dietro l'acquisto della nuova grande moschea di Roma
Abu Omar, vicino al filo Hamas, è conosciuto a Centocelle come il «figlio del palestinese». Partecipò con la delegazione islamica alle esequie di Papa Francesco in Vaticano
Dietro l’acquisto dell’immobile dove dovrebbe sorgere la seconda moschea più grande di Roma spunta il braccio destro di Mohammad Hannoun nella Capitale. È Mohammad Suleiman Mousa Ahmad, conosciuto anche come Abu Omar. Per il gip che ha spedito in carcere Hannoun, considerato il vertice della «cellula» che finanziava Hamas in Italia, Abu Omar sarebbe stato «il referente nella raccolta di denaro proveniente da Roma e da territori dell’Italia centrale e meridionale». Il suo nome, a meno che non sia un clamoroso caso di omonimia, appare infatti tra i componenti del comitato direttivo dell’Associazione culturale islamica per l’Italia, a cui fa capo la moschea Al Huda di Centocelle, che il 20 luglio 2012 conferì all’imam Mohamed Ben Mohamed il mandato di comprare l’ex mobilificio Gaggioli di piazza delle Camelie dove dovrebbe sorgere la nuova grande moschea.
Sottomissione ultimo atto: gita in moschea con donazione obbligatoria
Ma chi è davvero Abu Omar? Giordano, classe 1955, in pratica è il vero responsabile del centro islamico di Centocelle, dove è chiamato anche «il figlio del palestinese». La sua peculiarità, però, è la sua "seconda veste", ovvero il ruolo di referente romano della associazione Abspp di Hannoun, che ha sede in un piccolo locale a poca distanza dalla moschea. Occorre ricordare che non è stato raggiunto da alcuna misura di custodia cautelare, anche se il suo nome compare nell’ordinanza del gip di Genova, il quale scrive: «È stato dipendente in pianta stabile dal 2018 al 2023 della Abspp Odv (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese) da cui risulta aver percepito redditi da lavoro dipendente». Dal dicembre 2023, Abu Omar risulta essere stato intercettato. «Riveste un ruolo di rilievo nella comunità islamica romana e si occupa dell’organizzazione di incontri con ambasciate di Iran e Sudafrica», scrive il gip. È una figura ben nota nel mondo islamico, anche moderato.
MIRACOLO ISLAMICO. Da ospizio a moschea è un attimo: spariscono i sigilli
Non è un caso che l’anno scorso abbia partecipato alle esequie di Papa Francesco in Vaticano. Insieme ai rappresentanti di altre religioni, era uno dei componenti della delegazione islamica in quanto referente della moschea Al Huda. Scrive ancora il gip: «Le somme raccolte nei vari eventi vengono concentrate presso la sede romana dell’associazione, mensilmente registrate su un prospetto digitale e successivamente consegnate a Sulaiman Hijazi, che provvede a portarle presso la sede di Milano, sotto il diretto controllo dei vertici dell’associazione, che, infatti, ripetutamente criticano la gestione di Abu Omar e il suo modo di tenere i conti e constatano ammanchi».
Tornando alla nuova grande moschea, pochi giorni fa la polizia di Roma Capitale ha tolto i sigilli al piano interrato che era stato sequestrato il 31 luglio scorso. I lavori ai livelli superiori, però, non si sono mai fermati. E c’è da scommettere che nei prossimi mesi proseguiranno ancora più spediti. Ovviamente, fondi permettendo. L’acquisto è stato possibile grazie ad una ricca donazione arrivata dal Qatar. L’imam ha spiegato che adesso vanno avanti grazie alle raccolte dei fedeli.
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