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Software spia, i pm: "Non c'è alcun reato". Smentito il caso Report

Edoardo Sirignano 

«Non emergono profili penalmente rilevanti». È questa la conclusione a cui sono giunti i pm di Roma sulla vicenda del software Ecm, installato su circa 40 mila computer dell’amministrazione della giustizia nel 2019, quando ministro era Alfonso Bonafede e premier Giuseppe Conte. Nei mesi scorsi la Procura, infatti, aveva aperto un fascicolo a modello 45 (senza indagati, né ipotesi di reato) per svolgere accertamenti preliminari sul sistema informatico dei togati.

Le verifiche immediatamente disposte, in particolare sul rischio di vulnerabilità informatica, però, non evidenziano elementi tali da configurare violazioni di rilievo penale e, dunque, quella che, per i compagni, doveva essere una minaccia senza precedenti si rivela l’ennesimo buco nell’acqua.

 

Detto ciò, la mancanza di conseguenze giudiziarie non basta a spegnere le polemiche, alimentate dalle rivelazioni andate in onda su Report e dalle dichiarazioni di Aldo Tirone, giudice del Tribunale di Alessandria. Il magistrato sosteneva di essere venuto a conoscenza delle funzionalità della nuova tecnologia grazie alle "confidenze" di un tecnico, che gli avrebbe parlato di un sistema capace di consentire forme di controllo remoto pc, all’insaputa degli utenti. Rivelazioni che ovviamente non passano inosservate ai soliti progressisti, che non perdono occasione per bersagliare il solito Nordio, pur non c’entrando nulla. Un vero e proprio show in quel di Palazzo Madama.
Ma, spulciando i dati, però, emerge che i veri “spioni” sono altri. La spesa per le intercettazioni, ad esempio, esplode. Dal 2021 al 2025, aumenta del 58,13%.

Si passa dai 203 milioni di euro del 2021 a 321 del 2025. Come ben illustrato da Enrico Costa, deputato di Forza Italia, in un post X, però, non «c’è da stupirsi». Il 94% delle richieste a riguardo, come il 99% delle proroghe, sono autorizzate dai Gip. «Liberi di spendere – sottolinea l’onorevole azzurro – senza rispondere a nessuno dell’efficacia, né dei risultati. La Corte dei Conti dorme beatamente».

Questioni, dunque, che portano gli italiani a riflettere e interrogarsi sulla giustizia, argomento che ritengono prioritario e su cui chiedono più di una semplice svolta. Secondo una recente rilevazione, realizzata da YouTrend per Sky Tg 24, l’affluenza sulla consultazione utile a decidere sulla separazione delle carriere dovrebbe sfiorare addirittura quota 62%. Un dato rilevante, considerando che non trattandosi di un referendum abrogativo, stavolta, non occorra raggiungere un quorum, ma basta la maggioranza dei voti.

A vincere, secondo l’ultimo sondaggio, dovrebbe essere tranquillamente il fronte del “sì”. Si attesterebbero intorno a quota 55% gli italiani che vogliono cambiare. Il “no”, al contrario, non dovrebbe superare quota 45%.

Per quanto concerne il piano politico, il 96% dell’elettorato di centrodestra è favorevole a quanto proposto dal Guardasigilli. Solo il 4% lo boccia. Discorso diverso, invece, nel campo largo che si divide, e non poco. L’88% è contrario ai quesiti, ma un importante 12% sembra vedere di buon occhio le prospettive avanzate da Chigi. Tra gli stessi "contrari", tra l’altro, sembra abbondare lo scetticismo.

Una cosa è certa, come evidenziato dalla stessa ricerca, tale scelta non peserà sul giudizio relativo al governo. Il 59% dell’elettorato è convinto che i nostri concittadini decideranno esclusivamente in base a valutazione di carattere tecnico.

Resta, intanto, aperta la querelle relativa alla data della consultazione. Pur essendo stato fissato il voto al 22 e 23 marzo, c’è in ballo un ricorso presentato dal fronte del “no”. Il Tar del Lazio, a riguardo, si pronuncerà solo il 27 gennaio.

Un qualcosa, comunque, che non preoccupa la maggioranza e soprattutto i tecnici, impegnati in una campagna partecipata e sentita anche dai non addetti ai lavori. La convinzione è che nessuno sia disposto a rinunciare a un cambiamento teso a bocciare quelle “correnti” che penalizzano i magistrati e non certamente li aiutano, come qualcuno vuol far passare a tutti i costi.