Islam, il predicatore di Torino esulta per Shahin e attacca Il Tempo
Il predicatore di Torino esulta per Shahin e si lamenta per l’attenzione che il nostro giornale gli sta dedicando. Il profilo Facebook di Brahim Baya è una fonte di notizie, commenti e prese di posizione (spesso discutibili e talvolta grottesche). L’ultima è di ieri pomeriggio. «Un altro pronunciamento. Un altro schiaffo alla repressione. I giudici insistono: Mohamed Shahin non è pericoloso, non ha incitato alla violenza, non deve stare in un Cpr. Lo dicono i tribunali, lo scrivono le sentenze, lo confermano gli atti: le sue parole sul 7 ottobre, considerate nel loro contesto e nella loro interezza, non costituiscono apologia né istigazione. Sono esercizio di pensiero, lettura politica, solidarietà umana». In poche righe una vera e propria dichiarazione su qual è la posizione di Baya. Ma non basta.
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«Eppure il governo continua a provarci. Ricorsi, pressioni, ispezioni. Una persecuzione amministrativa contro un cittadino incensurato, integrato, riconosciuto come uomo di dialogo e di pace. Ma la partita non è finita. Shahin è oggi libero solo in via provvisoria, in attesa del riconoscimento dell’asilo politico. Per questo continuiamo a vigilare, raccontare, documentare». Infine, vengono snocciolati i punti che i suoi fedelissimi devono pedissequamente seguire: «la sicurezza non si costruisce reprimendo il dissenso, la democrazia non si difende col silenzio forzato, i diritti valgono per tutti, o non valgono per nessuno».
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Baya (e questo aspetto non può che rallegrarci) legge spesso il nostro quotidiano. E commenta lo spazio che gli dedichiamo. «La regia è evidente: dicono che sarei l’imam che schiera i musulmani contro il referendum. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Attaccano me, la mia religione, le mie amicizie, le mie posizioni sulla Palestina». E fin qui, il solito piagnisteo monotono. È però nell'ultima parte che il predicatore islamico regala il meglio di sé. E tocca vette altissime. «Ieri erano i comunisti, i terroristi, i migranti. Oggi tocca ai musulmani e a chi parla di Palestina. Non ci sto, continuerò a parlare di diritti, di Costituzione e di democrazia».
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