Nuovo regalo agli antagonisti sfrattati. Dopo l'assemblea con ospite Brahim Baya Askatasuna prepara la festa all'università di Torino per rilanciare l'evento del 31
A Torino «si sta trasformando l’università pubblica in una succursale di Askatasuna». A distanza di pochi giorni dall’assemblea svoltasi al Campus Einaudi, gli orfani dello stabile sgomberato di Corso Regina Margherita 47 tornano a reclamare nuovi spazi per organizzarsi. E il rettorato continua la caritatevole concessione. «Venerdì- si legge in un comunicato del collettivo universitario autonomo- vi aspettiamo dalle 20 a Palazzo Nuovo (storica sede dell’ateneo torinese ndr) per un evento di musica e socialità per la campagna Aska è la mia città! Creiamo spazi in cui la musica sia strumento di incontro, partecipazione e relazione, fuori dalle logiche del consumo e del profitto. Concerti live e DJ set daranno voce a gruppi e artistз che da sempre sostengono una musica libera, indipendente. Torino è partigiana!».
Per musica libera e indipendente, attenzione, s’intende la musica identitaria degli ambienti della sinistra militante. Il tutto mentre in diverse università del nostro Paese si fatica addirittura a organizzare convegni alla presenza di esponenti istituzionali perché promossi da movimenti di destra e quindi «fascisti». Eppure, ha sottolineato il consigliere torinese di FdI Raffaele Marascio, «a Torino si consente ancora una volta che un’università pubblica venga utilizzata come succursale di un centro sociale noto per episodi di violenza, illegalità e antagonismo». «Si tratta di un fatto gravissimo e inaccettabile – ha aggiunto – che assume contorni ancora più seri se si considera che solo lo scorso sabato 17 gennaio l’Università ha già concesso la Palazzina Einaudi per l’assemblea di Askatasuna in preparazione della manifestazione del 31 gennaio». Assemblea dove a farla da maestro è stato il predicatore islamico Brahim Baya, che per l’occasione, da ospite d’onore, si è cimentato in un’arringa contro le indagini sulla cellula di Hamas in Italia e in un comizio contro il «governo autoritario».
Così tra canti, balli e qualche pugno chiuso domani, all’università di Torino, si continuerà a preparare la mobilitazione del 31 gennaio. Giornata nella quale i militanti di Aska, visti i precedenti, potrebbero mettere nuovamente a ferro e fuoco la città.
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