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Liceale ucciso dal compagno, la rabbia degli studenti: "Vogliamo giustizia"

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A La Spezia la protesta dei ragazzi. Il gip: omicidio aggravato da futili motivi. Valditara: «I metal detector? Parlare di repressione è fuori dalla realtà»

Valentina Conti
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 Il primo giorno di scuola senza "Aba", accoltellato venerdì scorso da un compagno e morto poche ore dopo in ospedale, è un giorno di rabbia e clamore. Sono arrivati anche dal liceo Mazzini, dal Fossati e da altri istituti superiori della città ligure. In oltre un centinaio di studenti, ieri mattina, si sono radunati, da prima delle 7, davanti all’entrata dell’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia per la morte del 18enne di origini egiziane Youssef Abanoub al grido «Vogliamo giustizia» e imbracciando cartelli con su scritto «I prof sono complici».

Il livore per il tragico episodio è sfociato in tensione. In mezzo all’assembramento, le forze dell’ordine hanno provato a riportare la calma. Ma l’indignazione dei ragazzi si è tutta sfogata lì: dinanzi al cancello della scuola rimasto aperto.

Ieri, infatti, l’istituto di via XX Settembre ha deciso di riaprire alla presenza di un gruppo di psicologi chiamati per parlare con gli studenti e sostenerli nell’elaborazione del lutto subìto, come riferito dalla dirigente scolastica Gessica Caniparoli nel messaggio pubblicato sul sito. I fumogeni che invadono l’aria della strada già offlimits al traffico; poi il corteo che parte verso via del Prione e giunge fino a Palazzo Civico.

In tarda mattinata si è svolto l’interrogatorio di garanzia di Atif Zouhair, il compagno di scuola 19enne di origine marocchina, accusato del fendente mortale che ha ucciso Aba. Omicidio aggravato da futili motivi, ma per ora non verrebbe contestata l’aggravante della premeditazione a suo carico: queste, a quanto si è appreso, le indicazioni del gip che ha convalidato l’arresto del giovane. Domani sarà conferito l’incarico per l’autopsia di Youssef. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto a puntualizzare sulla sua idea che ha acceso il dibattito: la possibile installazione di metal detector (rilevatori metallici) negli istituti sco lastici più a rischio. «Verrà tutto affrontato in uno schema organico, ne ho parlato anche con il Ministro Piantedosi», ha spiegato il ministro, rimarcando: «L’obiettivo prioritario è garantire la sicurezza dei nostri ragazzi e del personale scolastico. Parlare di repressione è fuori dalla realtà». «Pregherei tutti di non anticipare e di non dare la croce addosso alla scuola prima di conoscere la realtà degli eventi - ha detto ancora Valditara - ho incontrato la preside, alcuni docenti, sono molto scossi. Direi innanzitutto di riportare un po’ di serenità in quell’ambiente. Bisogna stare vicini alla comunità scolastica».

E mentre un instant poll di Skuola.net, condotto su oltre 500 ragazzi nelle ore successive alla tragedia, rivela che sei giovani su dieci sono favorevoli a un rafforzamento dei controlli, le associazioni dei genitori Moige, Age, Art. 26, Faes, Generazione Famiglia dicono sì ai metal detector «come misura estrema in casi particolari», ribadendo come sia altresì «prioritario formare i genitori», e rivolgendo, poi, invista dell’approvazione del pacchetto sicurezza in Consiglio dei ministri, un appello urgente al governo «affinché non si limiti ad introdurre sanzioni, ma integri il decreto con misure concrete di supporto alle famiglie».

Linea simile a quella del presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasaprri, secondo cui servono «strumenti di deterrenza che vanno dal metal detector fino alla norma penale», e sono «fondamentali anche la cultura e l’educazione». «Ben vengano misure preventive come metal detector e pure le telecamere all’esterno degli edifici scolastici, come da tempo chiediamo – aggiunge il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma, Mario Rusconi - al contempo, riteniamo necessaria una maggiore influenza educativa da parte delle scuole, facendo sì che anche negli istituti superiori ci siano spazi pomeridiani in cui gli allievi possano avere una maggiore possibilità di esprimersi culturalmente e socialmente».

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