I retroscena

La Spezia, l’inquietante frase di Zouhair Atif: “Mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere”

Salvatore Martelli

Impassibile, freddo, spietato e con una certa curiosità verso l’omicidio. È questo il quadro che emerge del diciannovenne Zouhair Atif, il ragazzo che ha accoltellato e ucciso un suo coetaneo tra le aule dell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Man mano che infatti passano i giorni vengono fuori sempre più dettagli su ciò che è avvenuto tra le mura della scuola ligure e sulla figura dell’assassino che, ben prima di scatenare la sua ira sul compagno tanto da ucciderlo, aveva lanciato più di qualche segnale di allarme, forse ignorato. Gli inquirenti infatti hanno restituito una dinamica dell’omicidio che lascerebbe poco spazio al raptus di follia.

 

 

Atif avrebbe dato la caccia alla vittima, Abanoub Youssef, lo avrebbe inseguito lungo i corridoi della scuola fino alla classe dove lo avrebbe accoltellato a morte. L’omicida, coltello alla mano, sarebbe poi andato dalla fidanzata con cui avrebbe avuto una conversazione. Pochi minuti più tardi, secondo la ricostruzione, avrebbe consegnato l’arma del delitto a un insegnante e poi si sarebbe seduto in aula come se nulla fosse. Il ragazzo avrebbe anche passato il coltello al docente con la massima cautela, dalla parte del manico. Freddo, spietato e con una certa familiarità per i coltelli. Tra le mura della scuola infatti lo aveva già usato per minacciare un coetaneo di origini albanesi e proprio per questo era stato sospeso per alcuni giorni.

 

 

E proprio dalla chat degli studenti e dalle voci provenienti dall’istituto – come ricostruito sulle pagine de Il Giornale – arrivano alcune voci inquietanti. Prima di tutto pare che il coltello non fosse l’unica arma usata in passato da Atif: c’è chi dice di averlo visto pistola alla mano, ma la voce è tutta da verificare. E in più, aspetto ancora più inquietante della vicenda e riportato da Il Corriere della Sera, l’assassino aveva palesato a un docente, un mese prima dei fatti, la sua curiosità verso l’omicidio. “Mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona” aveva risposto all’insegnante che gli chiedeva quale fosse un suo sogno. Una frase che non era stata segnalata agli organi scolastici e che aveva fatto allarmare anche i compagni, che adesso raccontano come Atif andasse in giro a chiedere cosa capitasse a chi nel nostro Paese si macchia di omicidio. Dettagli inquietanti che stridono con la figura di studente modello descritta da alcuni insegnanti.