Dalla battaglia di Unirai alla Corte Costituzionale: svolta nel pluralismo sindacale
C’è una sentenza, pubblicata giovedì scorso dalla Corte costituzionale, che sta facendo discutere il mondo sindacale. Con la decisione n.156/2025, la Consulta ha stabilito un principio destinato a incidere in profondità: anche i sindacati non firmatari di contratto collettivo devono poter esercitare pienamente i propri diritti e la propria agibilità. In sostanza, viene riconosciuto un principio di democrazia interna alle aziende, che pone fine a un sistema di rappresentanza chiuso.
Tra chi oggi accoglie la notizia con soddisfazione c’è Unirai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico nato due anni fa come alternativa al monopolio storico interno alla Rai. Il percorso, però, non nasce oggi: già nell’aprile 2024, Unirai aveva firmato con l’azienda un protocollo di relazioni sindacali che di fatto riconosceva la sua piena interlocuzione. Poi, nel giugno 2025, è arrivato un accordo sui precari che porterà alla stabilizzazione di decine di giornalisti. Ora la sentenza della Corte costituzionale chiude il cerchio, confermando la visione di chi aveva visto giusto fin dall’inizio.
“Non è una rivincita ma un passo avanti per tutti”, spiega Francesco Palese, segretario di Unirai. “Per anni ci siamo sentiti dire che in Rai non si poteva cambiare nulla. Oggi si afferma l’opposto: che la rappresentanza è un diritto fondato sul consenso reale, non sull’appartenenza o sulla storia.”
Per Palese, la decisione della Corte "non cancella il lavoro fatto, ma lo certifica". “Il monopolio si è rotto il giorno in cui Unirai è nata. La sentenza della Consulta chiude un cerchio e apre una nuova fase: da ora la Rai dovrà essere la prima azienda a dare attuazione concreta al principio di pluralismo sindacale".
Un principio che, aggiunge, "non riguarda solo i rapporti di potere interni, ma la qualità stessa del servizio pubblico". “Non si tratta di vincere una competizione – osserva Palese – ma di restituire dignità e libertà di rappresentanza ai giornalisti e ai lavoratori della Rai. Il pluralismo è la condizione stessa della sua credibilità.”
La decisione della Corte, che richiama espressamente la memoria presentata da Pierluigi Franz per Figec e Unirai, rappresenta così un punto di non ritorno: un passaggio che trasforma in norma un principio già praticato. E per Viale Mazzini, dove il confronto interno era stato per decenni prerogativa di una sola sigla, è l’inizio di una stagione nuova, più aperta e finalmente plurale.
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