Giovani e smartphone, chi usa presto il cellulare va peggio a scuola
Meno ammessi se troppo connessi. Gli alunni più dediti precocemente all’uso di smartphone e social-network restano però in ritardo a scuola. A dirlo sono i risultati dello studio «Eyes Up», la ricerca scientifica pionieristica condotta dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che offre per la prima volta evidenze statistiche sugli effetti dell’accesso precoce ai dispositivi digitali sulle performance scolastiche.
Utilizzando dati longitudinali raccolti su 6.609 studenti di classi seconde e terze di scuole secondarie di secondo grado, infatti, l’indagine ha analizzato il legame tra l’età di primo utilizzo di smartphone e social network e il rendimento scolastico, unendo le risposte degli studenti a un questionario con i loro risultati nei test Invalsi.
«Dai dati emerge che gli studenti che aprono un profilo social in prima media ottengono punteggi mediamente più bassi nelle prove standardizzate di italiano e matematica rispetto a chi aspetta i 14 anni, il limite fissato dalla normativa europea», spiegano gli analisti. «I risultati della ricerca rappresentano un’ulteriore conferma della bontà e necessità della nostra decisione, coerente con le nuove Linee guida per l’Educazione civica e formalizzata in una circolare dello scorso luglio, di vietare l’uso dei telefonini in classe, anche per fini educativi, nelle scuole del primo ciclo - ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara - Ribadiamo il nostro impegno nel promuovere un uso responsabile delle tecnologie digitali, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’insegnamento e garantire un ambiente educativo che favorisca l’apprendimento e il benessere degli studenti».
Anche il Consiglio Regionale delle Marche ha lanciato una petizione: «Stop smartphone e social sotto i 14 e 16 anni: ogni tecnologia ha il suo giusto tempo». L’iniziativa è già vicina alle 92 mila sottoscrizioni: «L’emergenza è lampante - ha denunciato il pedagogista Daniele Novara - non possiamo fare finta che sia normale che bambini e ragazzini si isolino, rinunciando alla vita con gli altri e al gioco fisico per stare appiccicati agli smartphone. Sono vittime del marketing che, senza scrupolo, fa profitto sulla loro salute. E ne sono vittime anche i genitori, che non hanno sostegno e sono lasciati soli in questa lotta impari. Per questo serve una presa di posizione chiara, che attivi una giusta regolamentazione e che si schieri al fianco delle famiglie. Chiediamo quindi una regolamentazione, perché occorre mettere dei limiti prima che sia troppo tardi».
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