sprecopoli Emilia

Diagnosi “fantasma” e test Covid in ritardo nella sprecopoli Emilia

Rita Cavallaro

Diagnosi Covid "abusive", ritardi nei tamponi che avrebbero mandato in tilt il pronto soccorso e dispositivi sanitari acquistati con affidamenti senza gara. È il quadro della gestione della pandemia emiliano-romagnola targata Stefano Bonaccini, ora al vaglio dell’inchiesta della Procura di Parma, che ha aperto un fascicolo sull’ospedale Maggiore, dove nelle settimane scorse i Nas hanno sequestrato tamponi, referti, provette e documentazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, fin dalla prima fase della diffusione del coronavirus. Agli atti dell’inchiesta, nata da una serie di esposti che partono dal Reparto di Virologia e spaziano fino al pronto soccorso del nosocomio, ci sono alcuni provvedimenti, tra cui una convenzione retroattiva "ora per allora", presi in emergenza dal direttore generale Massimo Fabi, uomo del presidente dal 2015 e riconfermato nel suo ruolo dal duo Bonaccini-Schlein l’8 giugno 2022. Nel marzo 2020, infatti, il dg aveva deciso di estromettere, dalla rete dei centri per l'analisi dei test molecolari, il Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Aou parmense, il quale, nelle prime settimane, aveva processato i tamponi Covid-19 e aveva la capacità tecnologica per l’analisi dei campioni, grazie ai macchinari specifici e a una fornitura di kit e reagenti. Eppure il manager della sanità a traino Pd aveva preferito sospendere l’attività del pool di virologi per creare dal nulla un team dedicato al Laboratorio di Igiene, che non era un reparto diagnostico, ma un gruppo di ricerca dell’Università, esterno al Sistema sanitario nazionale. E che, emerge ora dalla documentazione al vaglio della magistratura, oltre ad aver speso oltre 500mila euro a settimana, avrebbe firmato i referti in mancanza di un affidamento ufficiale dell'Azienda ospedaliera.

 

 

La Convenzione tra l’Aou di Parma che autorizza il Laboratorio di Igiene all’attività di analisi dei test molecolari è stata infatti sottoscritta dall’allora rettore Paolo Andrei solo il 12 maggio 2021. Nell’accordo viene incredibilmente fissata l’efficacia "retroattiva" della Convenzione al 23 febbraio 2020. In pratica, l’Aou di Parma ha ufficializzato i referti di Igiene di test molecolari, sequestrati ora dai Nas, solo un anno e tre mesi dopo. Non si capisce, dunque, con quale procedura il Laboratorio esterno al Ssn sia stato incluso, e abbia operato, nella rete dei centri diagnostici Covid, in una fase in cui il Ministero della Salute raccomandava, con una circolare di gennaio 2020, di affidare l’esecuzione del molecolare Sar-Cov2 ai laboratori dei principali ospedali, che potevano operare a costo zero per la sanità pubblica. La Regione Emilia Romagna, invece, aveva addirittura comunicato al Ministero che sarebbe stato Igiene il laboratorio di riferimento regionale per il test Covid, e che a quel reparto sarebbero dovuti arrivare tutti i tamponi dell’Emilia. E lì si sarebbe scatenato il caos.

 

 

Prima la perdita di tempo, in un momento in cui la sfida era fare in fretta per salvare vite. Tanto che diversi esposti sono partiti dal pronto soccorso dell’ospedale Maggiore, che si trovava con la sala d’attesa piena di malati ma non poteva prenderli in carico fino all'arrivo del responso sulla positività Covid. Una situazione sulla quale sono in corso le indagini della Procura di Parma, che sta valutando fatti e responsabilità, che potrebbero configurare l’ipotesi di epidemia colposa. Quei ritardi, tra l’altro, sarebbero diventati il pretesto per dotare Igiene di materiali diagnostici e reagenti con motivazioni di urgenza, cioè acquistandoli al di fuori delle gare. Motivazioni che, sulla base degli atti e delle testimonianze, non troverebbero sussistenza, visto che quei macchinari e quei kit erano presenti, e inutilizzati, nel Reparto di Microbiologia escluso inspiegabilmente dalle analisi e dove, tra l'altro, i carabinieri del Nas hanno trovato oltre un migliaio di tamponi Covid rimasti in frigo e scaduti nei mesi successivi alla prima ondata. Infine, sempre a seguito delle lamentele dell’ospedale per i ritardi di spedizione dei referti, tra maggio e giugno 2020, a emergenza finita, il dg ha speso altro denaro per far inserire, nella rete informatica ospedaliera, Igiene, che in quanto non convenzionata con il Maggiore non aveva accesso ai sistemi.