Scomparsa di Emanuela

Caso Orlandi, l'ex poliziotto smonta la pista dello zio Meneguzzi: "Depistaggio"

Il giallo di Emanuela Orlandi si infittisce giorno dopo giorno. La storia della cittadina vaticana sparita e mai ritrovata è oggetto di dibattiti e sotto la lente delle indagini. Nei giorni scorsi il Tg di La7 ha raccontato della corrispondenza tra Agostino Casaroli, all’epoca segretario di Stato Vaticano, e un sacerdote in missione in Colombia, confessore di Natalina Orlandi, la sorella della ragazza scomparsa. Nel carteggio consegnato dalla procura del Vaticano a quella di Roma appare il nome di Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela. Ora spuntano le dichiarazioni di un ex poliziotto che per anni ha seguito il caso. Stando a quanto dichiarato dall'investigatore, la pista dello zio sarebbe solo "un depistaggio".

 

Il tuo browser non supporta il tag iframe

 

A riportare le parole dell'ex poliziotto, oggi in pensione, è Il Corriere della Sera. "Su Mario Meneguzzi ci attivammo, su nostra iniziativa autonoma, fin dalle primissime ore. Ci colpì quel suo attivismo eccessivo, i modi di fare di chi sembrava sicuro di essere più importante di un semplice zio di Emanuela Orlandi. Poi però chiarimmo tutto e capimmo anche il perché si comportasse così. Con la sparizione della nipote non ha nulla a che fare", ha detto l'investigatore che per quasi 20 anni, a partire da quel giugno 1983, ha seguito il caso della 15enne sparita.

 

 

Sull'attività svolta su Mario Meneguzzi, l'ex poliziotto ha raccontato: "Intanto va chiarito che l’iniziativa fu nostra e che mai la procura ci trasmise il verbale dell’interrogatorio in cui Natalina riferì di quelle molestie, né fummo noi a informare monsignor Casaroli della confessione da lei resa al suo padre spirituale. Come dicevo, saltava all’occhio il suo darsi così da fare, il tenere i contatti con l’esterno e con i presunti rapitori. Lo seguimmo, ispezionammo anche casa sua, ma la pista tramontò presto". Quindi ha spiegato meglio: "Lavorando al bar della Camera, avendo amici nei servizi segreti, era normale che anche la famiglia lo investisse del ruolo di risolutore di quella situazione così drammatica. Aveva conoscenze, amicizie, poteva bussare a porte che alla famiglia sarebbero state invece precluse".

 

 

Dunque l'investigatore ha detto la sua verità: "A noi era chiaro fin da subito che fosse una bufala, una pista rilanciata da qualcuno che aveva interesse a confondere le acque". L'ex poliziotto è d'accordo con Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, sull'idea del depistaggio: "Forse ha ragione, anche se l’ipotesi del coinvolgimento di una persona vicina a Emanuela può avere una sua logica. Pietro fa bene a invocare la commissione parlamentare, ma non credo che questa porterà a risultati concreti". Qual'è la pista più valida: "Quella di una sovrapposizione tra un caso di pedofilia interna al Vaticano e un inserimento di soggetti esterni che hanno provato a usare il caso a loro vantaggio. Penso alla banda della Magliana e al tentativo di riavere somme di denaro dal cardinale Marcinkus", ha concluso.