il caso

Monica Cirinnà e i soldi nella cuccia del cane: no del giudice a quei 24 mila euro. Lei smentisce la richiesta

Un nuovo sviluppo inaspettato. Riesplode la polemica, scoppiata la scorsa estate, sui 24 mila euro trovati nella cuccia del cane nella villa di Capalbio del sindaco di Fiumicino Esterino Montino e della senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà. Secondo "Il Messaggero", Monica Cirinnà avrebbe reclamato la somma di denaro trovata nella cuccia, opponendosi così alla confisca chiesta dal pm. La richiesta è stata respinta però dal giudice e le banconote restano dunque sotto sequestro. Nel frattempo è arrivata la smentita della diretta interessata: "si tratta di notizie non vere, inesatte, incomplete e distorte. La verità è agli atti" dichiara la senatrice dem.  

 


 

Secondo l'articolo pubblicato oggi dal Messaggero invece la Cirinnà avrebbe chiesto la restituzione della somma di denaro provocando una disputa legale. "Ai sensi dell’articolo 932 del codice civile il “tesoro”, inteso come qualunque cosa mobile di pregio di cui nessuno può provare d’essere proprietario, appartiene – si legge nell’istanza della Cirinnà – al proprietario del fondo in cui si trova. La senatrice ha reiterato la richiesta il 6 giugno, specificando che avrebbe devoluto i 24 mila euro all’associazione antiviolenza 'Olymbia De Gouges'. Secondo il giudice delle indagini preliminari di Grosseto, però, la richiesta di restituzione della Cirinnà non può essere accolta, poiché opera in questo caso la disciplina delle cose ritrovate. Come spiega il giudice nel provvedimento del 20 giugno scorso, anche se si fosse trattato del ritrovamento di un tesoro, 'esso spetta solo per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore: in questo caso, a Fabio Montino e all’operaio Fabio Rosati, per la quota di un quarto ciascuno'". 

 



Ma la senatrice non ci sta e replica: "Vedo con rammarico che alcuni giornali tornano, con gravi imprecisioni, su fatti dei quali sono stata vittima un anno fa. Domani Il Messaggero pubblicherà una mia lettera, ma intanto ci tengo a smentire notizie non vere. Da quasi un anno spiego a chiunque che la cuccia dove sono stati ritrovati dei soldi in contanti era in disuso da anni era ai margini della nostra proprietà, in un luogo aperto al pubblico transito, non visibile dalla nostra abitazione e a ridosso della 
 strada provinciale". E si difende: "Ho da subito avvisato i carabinieri e ho semplicemente comunicato attraverso il mio avvocato al giudice, come prevede la legge, cosa avrei fatto nel caso in cui i denari mi fossero  consegnati. Non restituiti, perché, appunto non sono miei. Ho detto chiaramente che quei soldi sarebbero andati in beneficenza. Io e la mia famiglia non 
siamo mai stati coinvolti nell'indagine che ha riguardato quei soldi. Indagine, ribadisco, archiviata. Purtroppo, la circolazione di notizie non vere, inesatte, incomplete e distorte sta generando un'ondata di reazioni violente nei confronti della mia persona e della mia famiglia che infangano il mio lavoro e il mio impegno politico"  conclude Cirinnà.