pareri opposti

Frattura nel Cts. la clamorosa smentita di Abrignani sulla quarta dose di vaccino: nessuna necessità

“Intanto pensiamo a fare la terza, poi si per il futuro si vedrà. Non c’è nessuna evidenza che possa essere necessaria una quarta”. Sergio Abrignani infiamma lo scontro tra scienziati su un’altra dose aggiuntiva di vaccino contro il Covid, andando a smentire ciò che ieri aveva detto Franco Locatelli.  Il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, di cui fa parte anche l’immunologo milanese, si era esposto in maniera importante: “Una quarta dose del vaccino contro il Covid è una possibilità concreta”. Una tesi che Abrignani smonta dalle colonne del Corriere della Sera: “La quarta dose non è la regola nella storia dei vaccini. La maggior parte delle vaccinazioni contro malattie infettive prevenibili prevedono due dosi a distanza ravvicinata e una terza distanziata, dopo 6-12 mesi. Proprio come sta succedendo per il Covid. Le prime due servono a indurre una forte risposta immunitaria che agisce subito, il richiamo serve a rinforzare la memoria immunitaria e a renderla duratura. Dobbiamo ricorrere a una terza iniezione non perché il virus sia riuscito ad aggirare il vaccino, ma perché c’è bisogno di allungare la memoria del sistema immunitario”.

 

 

“L’ideale per noi umani - prosegue l’immunologo Abrignani - sarebbe raggiungere dopo la terza dose una protezione duratura, mettiamo di 5-10 anni, una barriera contro tutte le varianti che si dovessero presentare. I vaccini di cui ora disponiamo hanno dimostrato di saper opporsi a tre varianti, quella originaria di Wuhan, la Alfa inglese e la Delta nata in India. Se la risposta immunitaria continuasse ad affievolirsi anche dopo il richiamo dovremmo - ammette il membro del Cts - prendere in considerazione una dose ulteriore, da ripetere ogni anno, come per l’influenza che però ogni anno si presenta con virus nuovi e ci costringe a cambiare il vaccino”. Abrignani è ottimista sul futuro della pandemia: “Non è una fatalità se il resto d’Europa subisce l’ondata mentre noi stiamo riuscendo a contenerla”.