fecondazione assistita

Dal sogno di diventare mamma alla morte. Operazione di fecondazione assistita fatale per Cristina Toncu

Un sogno infranto, con una conclusione davvero inaspettata e tragica. Cristina Troncu è morta a 30 anni dopo essere stata operata in Moldavia nel tentativo di arrivare a diventare mamma: “Desiderava con tutto il cuore diventare mamma. Per questo motivo si era sottoposta a un ciclo di cure ormonali ed era andata in Moldavia, a fine agosto, in una clinica privata specializzata in fecondazioni in vitro. Doveva essere un intervento da nulla. Venti minuti al massimo. Invece è entrata in coma ed è morta”.

 

 

La storia della donna è raccontata da La Stampa, che spiega come a 18 anni appena compiuti si sia trasferita in provincia di Torino proprio dalla Moldavia, dove viveva nella piccola Sangerei. La Toncu si era specializzata nella creazione di dolci - una cake designer - e la sua vita è stata spezzata lo scorso 2 settembre in un ospedale di Chisinau, a seguito di un intervento di fecondazione assistita. Stefan Sirbulet, marito della vittima, è convinto che il decesso sia imputabile a una grave negligenza commessa dall'equipe di anestesisti e ha presentato una denuncia, con la procura della capitale della Moldavia che ha deciso di aprire un’inchiesta sul caso, che ha allertato anche Ala Nemerenco, ministro della Salute: è stata infatti istituita una commissione di esperti e professori universitari per far luce sulle procedure adottate dai medici. 

 

 

“Voglio giustizia. Voglio conoscere la verità. I colpevoli della morte di mia moglie devono essere puniti penalmente” lo sfogo di Stefan, che ha poi ripercorso le tappe del dramma: “Dopo una serie di tentativi di concepire un figlio, abbiamo deciso di affidarci a una clinica privata, su suggerimento di amici. Il nostro medico, dopo una serie di test, ci ha detto che l'unica possibilità di avere un bambino era la fecondazione in vitro. Mia moglie ha fatto una cura preparatoria di circa 13 giorni. L’intervento è iniziato verso le 8,30. Dopo 3 ore di attesa, ho chiesto notizie alla reception. Mi hanno risposto di rivolgermi al medico. Lui mi ha spiegato che il cuore di mia moglie si era fermato. Ho chiesto di parlare con l'anestesista, ma non l'ho visto. Mia moglie è trasportata al pronto soccorso in gravi condizioni. Dopo un'altra ora di attesa ho parlato di nuovo con il medico. Rassicurandomi, mi ha detto che l'intervento aveva avuto successo e che si sarebbe ripresa in un paio di settimane. Al quel punto - conclude il drammatico racconto - è entrata in coma e in un paio di giorni ne hanno dichiarato la morte cerebrale. È probabile che la morte di mia moglie sia stata causata dalla dose di anestesia”. Il tutto per un’operazione da appena 3mila euro.