sospetti inaccettabili

Giù le mani da Jacobs! La Meloni asfalta i rosiconi: "Cosa non gli è andato giù..."

Giù le mani dall'uomo-jet italiano. Dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna arrivano a mezzo stampa le immancabili ombre sul trionfo nei 100 metri del velocista azzurro che ha conquistato la medaglia d'oro ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 sorprendendo tutti con un tempo da capogiro: 9''80, record europeo che lancia l'Italia sul tetto del mondo.

 

A rispondere a tono alle accuse in cui si allude, neanche troppo velatamente, a dubbi sulla prestazione fino a vagheggiare di doping, è la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. "Dopo la schiacciante vittoria del nostro Jacobs alle Olimpiadi, qualcuno oltreoceano - a cui forse non è andato giù il record - lancia pesantissime insinuazioni per screditare l’atleta italiano più veloce del mondo. Non ti curar di loro, Marcell. L’Italia intera è fiera di te",  scrive su Facebook la presidente di FdI. 

 

In un articolo del Washington Post l'attacco più pesante nei confronti dell'azzurro: "Jacobs merita il beneficio del dubbio, ma il suo sport no" si legge nel pezzo che passa in rassegna i casi controversi tra gli uomini "più veloci del mondo" Escludendo Usain Bolt, mai coinvolto ufficialmente in situazioni compromettenti, il pensiero va subito a nomi come Justin Gatlin, Linford Christie e Maurice Greene. Successi olimpici trasformati in cadute. È pieno di campioni che "in seguito si sono dimostrati degli imbroglioni" scrive il giornale americano. 

 

Poi è la volta del Times che, senza alcuna evidenza, ad evocare il fantasma del doping nell’impresa compiuta dall’azzurro. "Il nuovo campione olimpico dei 100 metri, Marcell Jacobs, è andato sotto i 10 secondi per la prima volta a maggio. È venuto qui e ha corso 9,84 nella semifinale e 9,80 per la vittoria. Ah bene", scrive in un tweet velenoso Matt Lawton, inviato di punta del quotidiano. Il suo sarcasmo non è piaciuto a tanti utenti del social media, soprattutto italiani, che lo hanno bollato come "rosicone" e, in alcuni casi, chiedono provevdimenti per le accuse infondate di doping.