cimitero come base

Roma, la piazza di spaccio «protetta» dagli sbirri. Il carabiniere al pusher: «Ti squillo quando si fa un servizio»

Valeria Di Corrado

Dentro al cimitero di Prima Porta il caos sepolture - con salme e urne cinerarie in attesa di collocazione -; fuori dal cimitero un punto di spaccio aperto h24 «camuffato» con la veste del banco dei fiori numero 14. E chi era chiamato a vigilare, si era messo in affari con gli spacciatori. È il quadro che emerge dall’indagine della Dda capitolina, che i primi di giugno ha portato all’arresto di due carabinieri e un poliziotto. In particolare, Enrico Sebastiani - all’epoca in servizio presso la Compagnia dei carabinieri Roma Cassia - non solo avrebbe spifferato dritte sulle indagini dei suoi colleghi all’organizzazione di egiziani che vendeva droga su via Flaminia, ma dopo aver saputo che uno degli arrestati custodiva 5.800 euro in una cassaforte, si sarebbe recato più volte nell’appartamento di via Caraglio 45 e, «avvalendosi di un piede di porco, tentava di aprire la cassaforte e di impossessarsi della somma in denaro lì custodita - si legge nel capo d’imputazione - non riuscendo nel suo intento per motivi indipendenti dalla sua volontà».

 

 

Il quadro indiziario a carico di Sebastiani (detto «Ombra») è definito "granitico" dal gip: «L’indagato non si è limitato a rivelare segreti di ufficio, ma ha offerto il suo continuativo apporto al fine di consentire ad Hamza e agli altri sodali di continuare a svolgere l’attività di spaccio indisturbati o comunque eludendo i controlli delle forze dell’ordine». «Falli mettere dentro al bosco però... gli acquirenti... gli spacciatori - suggerisce il militare ad Hamza - E quando si organizza un servizio ti faccio uno squillo. Falli mettere nel bosco, in modo che noi non riusciamo a pigliargli». «Se mi ferma a me gli dico amico di Ombra?», chiede l’egiziano. «No, non glielo dire - risponde Sebastiani temendo di avere ripercussioni sul lavoro - Intanto facciamo passare questa burrasca, poi ricominciamo». Ma l’ex carabiniere non sarebbe l’unico pubblico ufficiale infedele. «Nel corso delle indagini - si legge nell’ordinanza di arresto - è chiaramente emerso che Giulio D’Innocenzo, assistente della polizia di Stato in servizio presso il commissariato Flaminio Nuovo (competente per territorio rispetto al cimitero Flaminio), riveste il ruolo di "informatore" e viene remunerato con la somma di 500 euro al mese e due dosi di cocaina a settimana, nonché con uno sconto del 50% sull’acquisto di ulteriore cocaina (che lui paga solo 20 euro, a fronte dei 40 richiesti alla "clientela")», soldi che «solitamente si fa scalare dallo "stipendio"».

 

 

«D’Innocenzo frequenta molto assiduamente la piazza di spaccio del cimitero - spiega il gip Monica Ciancio - conosce ed è conosciuto da tutti gli associati e ha rapporti diretti con gli stessi, specie quelli che operano presso il banco dei fiori n.14 (...) Consiglia ai pusher i punti meno rischiosi dove spacciare, informa i sodali in ordine a eventuali indagini e controlli della Questura di Roma e li supporta nel disbrigo di pratiche amministrative negli uffici di Polizia (multe stradali, rinnovo del permesso di soggiorno scaduto, ndr), anche facendo risultare circostanze false». «Occhio, oggi pomeriggio ci sta di nuovo quello di ieri sera (...) Ti fa passare i guai - è l’avvertimento che dà l’ex poliziotto allo spacciatore - Il nuovo dirigente va giù a fargli un macello tutti i giorni (nell’area di spaccio nei pressi del cimitero, ndt)». Il pusher gli chiede se ci sono telecamere nella zona e l’agente risponde: «Dovrebbe stare qua sopra... dovrebbe, non lo so con certezza... poi te lo faccio sapere domani».

Addirittura, il 25 maggio 2018 arriva al punto di rubare un mazzo di fiori «in occasione di un servizio funerario presso la casa di cura Nepi in via Cassia bis e lo consegna presso il banco dei fiori n.14 dietro corrispettivo di denaro. Nell’occasione - spiega il gip - riceve anche della cocaina da Ahmed». «La fama acquisita presso i consumatori di cocaina» è tale «che hanno spiegato di recarsi presso il cimitero Flaminio e lo specifico banco dei fiori n.14 perché consapevoli di potervi acquistare cocaina a ogni ora del giorno e della notte». La piazza di spaccio «operativa quantomeno dal 2018 - si legge nell’ordinanza del 28 maggio scorso - è tutt’oggi operativa con le stesse persone, come dimostrano gli arresti effettuati tra maggio 2020 e marzo 2021».